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PERCORSI DI NUVOLA

percorsi_cinzia-marulliPERCORSI DI NUVOLA


Cinzia Marulli – La Vita Felice Ed. – 2016 – 80 pagine – € 12


Se è vero quel che diceva Franco Battiato e cioè che “Nella semplicità si nasconde il divino”, allora questi “Percorsi”, la nuova raccolta poetica di Cinzia Marulli, con la prefazione di Jean Portante, appena arrivati nelle librerie grazie all’editore La Vita Felice, sono qualcosa di assolutamente divino.

Le poesie di Cinzia Marulli sono chiare e leggere, hanno il peso delle nuvole (non a caso Nuvola era il suo nickname in un forum di scrittura), del vento, dell’aria e della nebbia. Inconsistenti, ma con una profonda, sebbene leggiadra, consistenza emotiva. Sembrano Percorsi di aquiloni, tanto sono aerei, traiettorie poetiche in cui le parole fluttuano chiare e godibili, a delineare un percorso intimo verso il “sé”, una sorta di bilancio, necessario quando si è giunti più o meno alla metà del Percorso.

Cinzia, che ha fama di avere anche un abilissimo pollice verde, tocca la terra che la circonda, la scava a mani nude, va giù nel profondo e dissotterra gli abbandoni, i dolori, i lutti e le ingiustizie, non solo quelle personali, ma anche quelle cosmiche. Tirando fuori e riportando a galla il tutto, compie un percorso catartico, fatto di consapevolezza, perdono e accettazione, schierandosi dalla parte della pace.

Abbiamo molto amato le sue storie poetiche, perché le protagoniste sono le piccole cose e la loro potenza. La poetessa si inchina, non tanto alla maestà di quegli alberi immensi a cui tende il pensiero, poiché loro sono forti e svettano nel cielo sfiorando il profilo di Dio e quindi non hanno bisogno del suo interesse. Al contrario, si inchina invece davanti a un filo d’erba che ha la forza di rompere il cemento e di vivere tra le crepe dell’asfalto, perché senza di lui tutto sarebbe deserto.

Percorsi di Cinzia Marulli sono un bellissimo inno al potere delle piccole cose. Prendiamo il ricordo di quando, nella calura estiva di una Roma bollente, arrivava la sera e noi ci sdraiavamo a terra sul terrazzo e ci sentivamo felici.
Ma anche alla forza del perdono (pag. 21), a Madre Terra (la spiga di pag. 24) e a Madre Natura (pag. 26), il Cerchio (pag. 31), Il ricordo struggente del padre che non c’è più meravigliosamente raccontato nella poesia di pag. 33, dove Cinzia ci fa assistere ad un film in bianco e nero, in cui un uomo bello e dignitoso è inginocchiato a svolgere un lavoro umile. E c’è gratitudine e Amore in questa lirica.
E che dire dell’allegra poesia dedicata ai poeti, che Cinzia finalmente tira giù da quel piedistallo d’oro dove qualcuno di loro si piazza con arroganza, mostrandoceli come brava gente che fa la doccia, va al bagno e fa la spesa…
Indubbiamente nelle sue liriche si percepisce l’influenza dei suoi viaggi in America Latina, Messico, Ecuador, dove è stata più volte invitata a portare la voce della poesia contemporanea italiana, non perché ci siano descrizioni di quei luoghi, ma perché la sue poesie sono di una semplicità e di una comprensione propria della poesia latino americana, dove non si usano particolari ermetismi, dove la poesia non è mai aulica e ridondante, proprio perché deve farsi comprendere da tutti, quasi uno striscione politico che grida “La Poesia è per il popolo”, concetto peraltro assolutamente sacrosanto e proprio dei Paesi latino americani.

Terra e Poesia, ecco che ritornano le due parole, un connubio che denuncia tutte le stragi di questo mondo, i bimbi morti di Gaza, la Shoah, i fratelli di Parigi, Amina e tutte le altre donne che a gambe larghe urlano la loro mutilazione (pag. 50), davanti a una platea dove la mamma è in prima fila e assiste in silenzio alla barbarie che altre vecchie stanno perpetrando sulla sua bambina, strappandole per sempre il suo intimo femminile, per impedirle di avvertire il piacere, in una pratica di tortura che passa di madre in figlia, di donna in donna, mutilando per tradizione tutte le bambine del villaggio.
Un tema penetrante, alla fine della raccolta, è quello della morte, sentimento vissuto senza alcuna drammaticità, ma con serenità e ironia. Perché forse nel sorriso è il segreto di tutto.

 

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