interviste

CRISTIANA MORRONI E GUIDO OLIVA: PER AMORE E PER E-MAIL

INCONTRO CON CRISTIANA MORRONI E GUIDO OLIVA

 Quando da un grande Amore nasce un libro che insegna l’Amore

 

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Loro due inizialmente non pensavano affatto di trasformare la loro storia d’amore, così intima, sofferta, elaborata, fatta inizialmente di mail, in un libro, perché – hanno garantito – non volevano mettere in piazza fatti così personali e privati. Poi lei, Cristiana, parlando con l’editore per il progetto di un altro libro su cui stava già lavorando, ha accennato a questa cosa di un romanzo fatto di mail e lui, l’editore, ha detto perché non me le fai leggere? E allora lei ha copiato e incollato le loro mail in un botta e risposta, eliminando molte delle oltre quattrocentocinquanta che si erano spediti nel corso di cinque anni. L’editor della casa editrice L’Erudita, ne è rimasto affascinato e ci ha messo un po’ a convincerli a farne un libro.

G. Una bella sera mi sono visto arrivate una lunghissima mail di Cristiana e ancora non avevo fatto caso che erano molte delle nostre mail, che formavano una storia. Le ho detto, anzi per la verità le ho scritto, “Sei impazzita?”. Poi ci ho pensato qualche tempo e sono stato d’accordo, la storia filava e poi del resto noi siamo scrittori e in ogni cosa che scriviamo ci siamo noi sotto mentite spoglie. In questa storia giochiamo a carte scoperte.

C.  Quando con Guido abbiamo iniziato a scriverci, uscivamo da storie volendo anche banali, nel senso che sono storie di molti, ma che ci hanno segnato nel profondo.

ELISIR  Vi siete mai scambiati i ruoli, ovvero Diego Olati-Guido Oliva ha scritto per Lucrezia Marsi-Cristiana Morroni e viceversa?

G.  No, nessuno lo ha mai fatto, ognuno è stato sé stesso fino in fondo.

ELISIR  Questa non è la vostra prima pubblicazione, anche se è la prima e, per ora l’unica, scritta a quattro mani. Cristiana ha scritto varie cose, testi molto tosti, se vogliamo fare un gioco di parole. Testi sulla violenza contro le donne e storie di donne sfigurate dall’acido, anche messi in scena, letteratura erotica, sillogi di poesie con le quali ha anche vinto premi importanti e l’ultimo, “Vento Apparente”, un altro testo tosto, uscito solo in e-book. E se penso agli scritti di Guido Oliva, penso soprattutto alle “365 Storie cattive”, un’ecatombe di uomini e di sentimenti, ma scritto come pochi sanno fare. Cristiana parlaci di Guido come scrittore.

C. Ho assistito ad una sua metamorfosi molto importante, perché da quando ci siamo incontrati la scrittura, ma soprattutto le letture,  sono diventate il perno della nostra storia, un perno fondamentale. Abbiamo fatto il conto e beh, abbiamo letto quasi 1200 libri. Per uno! Ancora oggi continuiamo a confrontarci. Questa metamorfosi è stata come la nascita della farfalla, perché lui era certamente pronto, ma anche tanto condizionato da sé stesso. Mi ricordo le prime volte che ci siamo confrontati, che io ero già un pochino avanti nel percorso e avevo già superato i limiti che lui si poneva, diceva “ma io non riesco a scrivere più di 3  4 pagine, poi mi arrivavano mail di venti pagine che non avevo neanche il tempo di leggere. Io sono molto affascinata dalla sua scrittura e gliel’ho detto: “Farò di tutto per aiutarti ad oltrepassare quei limiti che tu stesso ti poni”. Ora poi sta finendo un romanzo, che però è un romanzo assai complesso e quindi avrà bisogno ancora di tempo per terminarlo.

ELISIR Siete anche editor l’uno dell’altro?

C. Certamente.  Lui nell’ultimo romanzo ha fatto per me un editing meraviglioso, abbiamo lavorato tanto, quasi trecento pagine, scandagliate e analizzate parole per parola, ci abbiamo messo sei mesi. Io credo che lui sia molto più bravo di me.

ELISIR  E tu Guido Oliva che ne pensi di Cristiana Morroni come scrittrice?

G. Io penso che sia bravissima, ho notato che ora è molto più spigolosa, prima era più arrotondata, veniva dal mondo della poesia ed era più poetica anche nella narrativa. Confrontandoci abbiamo cambiato un po’ il nostro stile, non so se in meglio o in peggio, ma ho visto che le prime cose  che lei scriveva avevano un suono diverso ed erano meno incisive. Adesso invece il suono è diventato meno aulico, ma va diretta all’obiettivo.

ELISIR A proposito di modi di scrivere, secondo voi la scrittura ha un sesso, o è asessuata come gli angeli?

C.  Su questo potremmo discutere tanto, ma io da poetessa e da scrittrice posso dire che c’è solo un modo di scrivere ed è scrivere bene. L’ultima che ho letto, la Oates, può essere uomo donna o eunuco, non lo so, so solo che scrive in maniera sublime.

G. Io credo che la bravura non abbia sesso, ho letto libri con personaggi femminili scritti benissimo da uomini e viceversa, certo è difficile,  ma credo che sia possibile, è solo questione di prerogative, di studio, di interesse, di introspezione e di ricerca. “Vento apparente”, l’ultimo romanzo di Cristiana, ha un protagonista maschile e molti di coloro che gli girano intorno sono uomini. Lei ne ha delineato caratteri e personalità fortemente maschili, compiendo una profonda  analisi  psicologica che, se non si leggesse il suo nome in copertina, sono certo che molti giurerebbero che quel romanzo è scritto da un maschio.

ELISIR  Che tipo di metodo avete per scrivere, siete diretti e impulsivi o lavorate su una traccia prefissata?

C. Noi siamo scrittori architetti, prima di fare un romanzo facciamo il progetto, architettiamo tutta la storia, facciamo un lavoro di ricerca e imbastiamo una struttura narrativa su cui in seguito andiamo a lavorare.

ELISIR  Come fa una donna in carriera, manager e mamma, a trovare il tempo per scrivere?

C. L’ultima cosa che mi interessa è avere il libro stampato. Faccio molta fatica a fare le presentazioni. Rinunciamo a tutta la parte commerciale e propagandistica, così risparmiamo tempo. Poi riesco a scrivere perché sono divorziata e non vivo con Guido, riesco a scrivere bene in quei due week end al mese che sono senza figlie.

ELISIR  A pagina 172 del libro c’è una bella affermazione sul “Perché scrivere”. Guido afferma: scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola. Che mi dite in proposito?

G. Ebbene sì, a volte la scrittura è l’unico modo per spegnere la parte dolorante del cervello e accendere la vita. Anche senza scrivere di belle cose, anche il solo fatto di pensare, di costruire una frase, di usare le parole fa star bene anche l’altra parte del cervello. Magari non è sempre così, ma per quanto mi riguarda quasi sempre c’è quest’anestetizzare il cervello.

C. E dire che noi poi con la scrittura spesso la realtà la peggioriamo…

G. Quando io scrivo qualcosa e dico a mia figlia “Guarda, ho finito di scrivere questa cosa”, lei mi dice “Bene. E questa volta quanti ne hai ammazzati?”

C. E’ veramente un’esigenza, ed è senz’altro una terapia. Noi non abbiamo vite normali, specie quando ci siamo rincontrati. C’eravamo persi di vista che eravamo dei ragazzini, avevamo delle famiglie normali, con i motorini, i vestitini sempre sistemati, pieni di vita…Quando ci siamo ritrovati avevamo vite davvero difficili, io ho una figli handicappata, Guido ha avuto un cancro, vive senza un rene, e questa cosa in questo libro è la cosa che spesso esce fuori, ma senza piangerci addosso.

ELISIR  La passione per la scrittura in questo libro è uno dei perni su cui gira tutta la storia, c’è un forum di scrittori, c’è il misurarsi continuamente con le parole, uno sfoggio delle rispettive eloquenze, c’è un corteggiamento in cui le parole diventano lo strumento primo e forse unico per sedurre l’altra e perché voi all’inizio non vi siete ancora incontrati. E tu Diego-Guido sei molto accattivante, cerchi di conquistare questa donna con questi giochi di prestigio di parole, un po’ come fosse la ruota del pavone, usi le parole per affabulare Lucrezia-Cristiana, per incantarla e conquistarla, per farla cadere ai tuoi piedi innamorata. Anche se spesso e volentieri le parole diventano stiletti, dardi di fuoco, questa è anche la componente che rende questo libro impossibile da chiudere, devi leggere in un fiato tutto, fino alla fine. Ma non credi che per uno scrittore potrebbe risultare troppo costruita e falsa questa dichiarazione d’amore? Lei sa che tu sei uno scrittore e viceversa…

G. No, direi di no. Secondo me chi legge questo libro si accorge che non c’è niente di costruito né di premeditato. So che può sembrare impossibile, ma era una sorta di elastico, una sorta di attrazione, un continuare a parlarsi cercando quasi di respingere, quasi a dire “stai attenta”, la parte fisica, il desiderio in questo libro sono molto preponderanti. Ci siamo andati giù anche pesantemente, quello che pensavamo, quello che il cervello ci manifestava sotto forma di desiderio, lo abbiamo messo giù con le parole.

C. Ancora oggi, non passa sera se non ci mandiamo una mail. Lavoriamo insieme, viviamo a venti metri di distanza, ci salutiamo alle undici di sera, ma lui ci resta male se non gli mando la buonanotte con una mail.

G. E certo, mi piace leggere quello che scrive, quindi se non mi arriva quella mail, la sento un po’ come una mancanza. Credo che se mi scrivesse venti pagine di word tutte le sere, ne sarei felice.

ELISIR  Parliamo di segni del Destino che annunciavano che voi due dovevate finire insieme. Ce ne sono stati tanti negli anni. Volete raccontarli voi?

G. Beh, quando vivevo con la mia compagna, capitava diverse volte che al telefono di casa cercassero Cristiana Morroni.

C. E  non era neppure un mio vecchio numero! Poi quando ero sposata e vivevo sulla Laurentina, lavoravo ai Castelli romani, mentre Guido, ho saputo poi, viveva ai Castelli Romani, ma lavorava in zona Laurentina. Quindi, senza saperlo, per anni, ci siamo incrociati sul raccordo anulare in direzioni opposte. E poi ce n’è un’altra molto carina. Quando mia mamma mi venne a prendere a scuola l’ultimo giorno delle medie, prima di trasferirci lontano da lì, venne con la macchina. Quando ho rincontrato Guido, dopo più di trent’anni, lui si ricordava precisamente la targa della macchina di mia madre. Non potevo crederci, allora sono andata a controllare sulle vecchie fotografie, ed era esattamente quella la targa!

ELISIR  Lucrezia Marsi, detta Lù, la protagonista femminile di “Io e tu dobbiamo parlare”, è una con la corazza, una donna forte e tosta, una guerriera, lei stessa si definisce “stronza e bastarda”. Ma poi nella sua vita di donna in carriera e di mamma irrompe Diego Olati e lei lo chiama “cucciolo”, fino addirittura a confessargli che ha bisogno di queste mail per andare avanti. E invece Cristiana Morroni come si definirebbe?

C. Direi uguale uguale a Lucrezia Marsi.

ELISIR  E tu, Guido Oliva, come ti definiresti?

G. Un iperattivo affamato di vita. Posso dire che la mia più grande fortuna è stata la mia malattia. I medici mi dissero “Hai un mese di vita”. Mi son detto che questi trenta giorni che mi restavano non potevo certo farli passare inutilmente. Quel mese è passato, poi ne è passato un altro e altri e altri ancora. Io mi sono licenziato, ho cambiato lavoro, ho lasciato la mia compagna, ho rincontrato Cristiana e ho preso l’abitudine di non far passare i giorni  e la vita inutilmente, perché ho capito che ogni giorno ci sono trenta giorni da vivere al massimo delle possibilità.

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