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ECCO LE DONNE DI SIMONA BERTOCCHI

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DALL’ARGENTINA LOLA ALLA MARCHESA RICCIARDA, TUTTE LE DONNE DELLA BERTOCCHI

Incontro con la scrittrice toscana Simona Bertocchi

Incontriamo la scrittrice Simona Bertocchi davanti ad un aperitivo, su una terrazza appoggiata sul bel mare della Versilia. Lei è sorridente e radiosa come la mattina di oggi, luminosa di sole e frizzantina come l’aperitivo che ci versano nei bicchieri.

ELISIR  – Simona, questa è la tua terra, ma tu sei nata e cresciuta a Torino. Tra i racconti di uno dei tuoi libri, “I colori di Venere”, ce n’è uno, il più misterioso, che si svolge tutto a Torino, la tua città fino ai vent’anni, e c’è una descrizione di Torino così minuziosa ma, soprattutto, così piena d’amore che io ho voglia di chiederti se ti senti più sabauda o più toscana?

SIMONA – Certo la mamma è sempre la mamma. Il racconto che citi è una dichiarazione d’amore alla mia città e averla vissuta fino a ventitrè anni ha segnato i miei anni più importanti, poi la Toscana mi ha adottata. Mi sento sabauda per il rigore e l’educazione che metto in tutto ciò che faccio, ma sono chiassosa e creativa come i toscani. Sto benissimo nel mezzo.

ELISIR -Tra le varie tue attività c’è anche il mirabile impegno nel sociale perché sei anche una volontaria dell’associazione Sabine e dai ascolto alle donne tramite lo sportello antiviolenza di Montignoso, la cittadina dove vivi. Ti chiedo se per qualcuna delle protagoniste dei tuoi libri hai attinto alla realtà. Raccontaci qualcosa della tua esperienza con l’Associazione Sabine.

SIMONA – Sono una persona che cerca di essere in prima linea quando può, che dopo essersi lamentata agisce e il tema della violenza sulle donne e sui minori mi ha fortemente colpito e così ho deciso di dare un mio piccolo contributo seguendo un percorso necessario. Associazione Sabine fa rete con altri centri antiviolenza in Toscana e opera attivamente da molti anni. Sono battaglie silenziose ma coraggiose e quando riusciamo ad ottenere qualche risultato e aiutiamo molte donne a riappropriarsi della loro vita, la gioia è impagabile. Quando ho scritto “I colori di Venere”, con i suoi nove racconti tutti al femminile, non ero ancora segretaria di Sabine ma certamente alcune delle protagoniste potrebbero essere tra le donne che vengono a chiederci appoggio.

ELISIR – Anche ne “Il nome del figlio, così come in “Lola Suàrez”, storia di desaparecidos, libro giunto alla seconda edizione e ne “I colori di Venere”, le protagoniste sono sempre donne, passionali, ribelli, anticonformiste. E’ una scelta o un’esigenza la tua?

SIMONA – La mia narrativa, unisce l’impegno all’evasione, nei miei romanzi, dove c’è una Venere coraggiosa c’è un Marte altrettanto intenso per personalità. Scrivo quello che vedo e che sento, scrivo quello che non è stato detto abbastanza, come per il tema del golpe argentino e il dramma dei desaparecidos e scrivo di personaggi che la Storia non ha onorato come avrebbe dovuto. Non vorrei sembrare immodesta ma forse scrivo anche quello che vorrei leggere.

Lola Suàrez mi ha dato immense soddisfazioni ha superato qualche edizione e continua a essere richiesto come testo, moltissime donne hanno tratto da Lola coraggio ed energia e il mondo di Lola piace. Ci sono momenti in cui addirittura me la immagino accanto.

ELISIR – Tu hai affermato “Mi scrivo spesso dentro”, cosa significa questa frase?

SIMONA – Significa che noto particolari, immagino situazioni, mi piace contemplare, fantasticare e ragionare su personaggi e situazioni che a tanti sfuggono o che vedono con sguardo più realista. Chi mi vive e mi sta accanto lo sa bene e mostra spesso un’eroica pazienza nei miei confronti. I miei libri iniziano da dentro, me li scrivo dentro poi lascio tracce di fogli e quando mi impossesso di un computer assemblo.

ELISIR – E nel tuo blog omonimo, tu dici: “Leggo per passione e scrivo per necessità”. Parlaci del tuo rapporto con i libri da lettrice e da scrittrice.

SIMONA – Sono una lettrice bulimica, ingoio libri, molti li scarto dopo qualche capitolo se non mi arrivano al cuore (non mi sento obbligata a terminare un libro, se non mi piace). Ci sono le sere della poesia, le giornate uggiose di un buon Dickens o Gadda. C’è il periodo per leggere la Allende o la Munro, poi spesso cerco l’ironia di Benni o la scrittura carica di Camilleri. Diffido degli scrittori che non leggono, di quelli che leggono solo se stessi o che si occupano solo della propria scrittura. Conoscere la letteratura, andare a presentazioni degli scrittori più bravi o frequentare il mondo dell’editoria e porsi con umiltà è importante per chi vuole scrivere. Sì, scrivere per me è una necessità, ne ho proprio bisogno per riempirmi o per tirare fuori, quando scrivo sono felice e di certo sono fuori dal tempo. Sono quasi inquietante tanto sono assente al presente quando scrivo.

ELISIR – “Nel nome del figlio”, in cui racconti la vita, gli intrighi e gli scandali di Ricciarda Malaspina  Cibo, Marchesa di Massa e signora di Carrara, dando voce alla sua dama di compagnia Beatrice Pardi, è il tuo ultimo romanzo, uscito da pochi mesi e già alla seconda edizione. La stesura di questo libro ha previsto una lunga ricerca storica negli archivi di Stato e altro. Quanto ci hai lavorato prima di darlo alle stampe e come ti è venuto in mente di ripescare Donna Ricciarda Malaspina, storia, ancora una volta, di una donna?

SIMONA – Come dice la quarta di copertina “La Bertocchi toglie dall’oblio un personaggio come la Marchesa di Massa”. Per togliere la Malaspina dall’oblio mi ci sono voluti due anni e mezzo di ricerche tra archivi, luoghi, biblioteche per poi romanzare tutto e creare altri personaggi a dare una sferzata di avventura e intrigo alla storia.

Sì, ancora una volta una donna. Una donna diabolica forse, ma di forte personalità che da sola, in pieno Rinascimento, ha governato uno Stato ambito da tutte le Signorie. Ha trattato con principi e re, ha tolto potere al marito, nipote di due papi e di Lorenzo il Magnifico. Con metodi non sempre leciti ha portato avanti una guerra familiare e “nel nome del figlio” ha fatto scelte forti e azzardate, non tutte riuscite. Permettimi di aggiungere che il libro pubblicato a maggio è giunto alla prima ristampa, è arrivato come finalista a due concorsi importanti e presto verrà proposto in qualche scuola della mia città, così divento prof. per un giorno.

ELISIR – Con tutte le cose che fai e le attività che svolgi, qual è il tuo tempo per scrivere?

SIMONA – Poco, diciamo che lo cerco, me lo preparo, in mezzo a giorni frenetici ne cerco uno o due in cui mi dedico alla scrittura il che vuol dire iniziare al mattino e terminare nel tardo pomeriggio. Dedico alla sera i passaggi più delicati o sofferti.

ELISIR – Cosa è che consacra una persona alla nobile definizione di Scrittore?

SIMONA – L’amore per i libri, come ho accennato prima, uno scrittore deve essere prima di tutto un bravo lettore e deve amare la bella scrittura, un cultore degli aggettivi, dei passaggi che sembrano quasi musicali, dell’ironia accennata e poi, come in tutte le cose deve capire se è portato alla scrittura, perché non basta dire “mi piace scrivere” e quindi rendo pubblico e provo a mettere sul mercato quello che scrivo. Ci vuole rispetto per il lettore, non si deve mai bluffare, se scrivo un romanzo storico deve essere veritiero, se entro in sentieri difficili devo saperli gestire, certe affermazioni devo saperle sostenere, devo curare i dialoghi come i dettagli. E’ un lavoro anche di fatica, arrivi a sera che ti fanno male gli occhi e hai mal di testa a forza di cambiare frasi e cercare informazioni e anche la tua vita privata e sociale nei periodi “creativi” ne risente perché la scrittura se vuoi fare lo scrittore diventa un impegno.

ELISIR – Scrivere e pubblicare un libro è un atto di coraggio, è darsi in pasto al pubblico, è mettersi in gioco. Ci vuole più coraggio, presunzione o sfrontatezza per essere scrittori?

SIMONA – Ci vuole capacità, passione, sacrificio, incoscienza e rispetto per la scrittura.

ELISIR – Cos’ è per Simona Bertocchi la Scrittura?

SIMONA – Non lo so, ma fa parte del mio quotidiano, un bisogno, una gioia, una sfida, un nido oppure il mare aperto.

ELISIR – Quando hai cominciato a scrivere e hai scoperto che la cosa ti piaceva?

SIMONA – Alle elementari quando andavo totalmente fuori tema e scrivevo favole infinite e la maestra rimaneva spiazzata perché non avevo rispettato le regole, però scrivevo bene e avevo molta immaginazione.

ELISIR – Qual è il libro che stai leggendo ora, quello che ti porti in treno o che tieni sul comodino?

SIMONA – Ora sto leggendo “I cigni di Leonard”o di Karen Essex, in treno di solito mi porto libri sottili perché mi piace l’idea che duri quanto il viaggio, ho letto recentemente “Scorre la Senna” di Fred Vargas e sul comodino non ho mai solo un libro, mi piace tornare ai classici, agli immancabili.

ELISIR  – Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli su cui ti sei formata?

SIMONA – Fatale mi fu “Piccole Donne” e alla fine ho pronunciato la frase che tutte noi abbiamo detto,voglio essere come Jo”. Poi è arrivato Calvino che è ancora tra i miei più amati e quando ho scoperto la Allende ho trovato la forza della scrittura.

ELISIR – Nell’ultimo libro “Nel nome del figlio” hai delineato perfettamente la personalità di queste due donne, la marchesa e la sua dama di compagnia, tanto diverse tra loro, ma accomunate poi dallo stesso nipote, anche se del quale soltanto una se ne occuperà, mentre l’altra non lo vedrà mai. Volevo sapere,una volta terminato il romanzo, quale dei due personaggi ti è rimasto più…appiccicato addosso? Quale delle due hai avuto più difficoltà a scrollarti da dosso?

SIMONA – Era necessario creare il personaggio di Beatrice, è la coprotagonista che a volte toglie la scena alla marchesa, è una donna giusta, coraggiosa, innamorata, colta che si contrappone alla perfida ma affascinante Ricciarda Malaspina. Non ero in grado di sostenere solo il personaggio della Marchesa, mi avrebbe distrutta.Per chi scrive, i personaggi vivono realmente, per cui sento mia Beatrice, ma Ricciarda mi ha segnata.

ELISIR – Io so che tu stai scrivendo già un altro romanzo, forse storico anche questo. Ci puoi dare qualche anticipazione?

SIMONA – Per scaramanzia taccio, ma diciamo che continuo il filone del romanzo storico non per masochismo ma perché un personaggio del mio prossimo libro mi ha scelta.

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