interviste

LA PROMESSA MANTENUTA DI CLARA A ELISABETTA

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Incontro con la scrittrice Clara Schiavoni che racconta come nasce un romanzo storico e ci trasporta indietro nel tempo con lo straordinario personaggio di Elisabetta Malatesta Varano

Elisir di Parole incontra Clara Schiavoni, raffinata signora dalla voce dolce, due occhi verdi che incantano e una grande qualità che traspare anche da tutta l’intervista, la determinazione. Marchigiana, laureata in sociologia, insegnante in pensione, Clara ha scritto e pubblicato cinque libri, alcuni di questi inseriti nell’ambito della letteratura per l’infanzia. Ad Elisir di Parole Clara racconta di sé come scrittrice, ma soprattutto ci accompagna in una dimensione che ha del metafisico, svelandoci come la protagonista del suo ultimo romanzo, Elisabetta Malatesta Varano, “le ha chiesto” anche con una certa insistenza, di raccontare la sua storia. Che ha germogliato in una Clara bambina, è maturata durante tutta la vita dell’autrice e ha finalmente dato il suo frutto con il romanzo “Sono Tornata. Elisabetta Malatesta Varano: l’amore, il dolore, il potere”.

Il curioso incontro tra Elisabetta e Clara ha del paranormale. E se è vero che le cose non avvengono per caso e che troppe coincidenze incastrate ad hoc esulano dal significato di coincidenze, possiamo davvero credere che l’ultimo affascinante romanzo della Schiavoni sia nato anche grazie a un’indefinibile richiamo giunto da altre dimensioni.

ELISIR- Come è nata l’idea di raccontare proprio la storia di Elisabetta Malatesta Varano, personaggio storico sconosciuto ai più?

CLARA – Sono nata in una cittadina vicina a Camerino, in provincia di Macerata e fin dalla più tenera età mio nonno materno mi portava con sé percorrendo con il suo calesse la strada che si snoda ai piedi di Rocca Varano (nove chilometri da Camerino), il castello delle fate ai miei occhi di bambina. Un castello che si è impresso nella mia anima grazie anche ai racconti del nonno sulle gesta dei Varano e la visione della Rocca non mi ha abbandonata più, portandomi senz’altro ad amare l’epoca medievale, ad approfondire, nel tempo, la mia conoscenza sui Varano, signori di Camerino – e in alcuni periodi di quasi l’intero territorio attuale delle Marche – dalla metà del 1200 alla metà del 1500.

Nonno e io sul calesse, lui narrava io ascoltavo, mentre mi dicevo che sul castello avrei scritto un libro. E per molti anni una narrazione fantastica che parlava d’armi, di cavalieri e d’amore ha vagato nella mia mente. Ancora non sapevo che il pensiero è potente e che tutto torna: il tempo per realizzare il mio desiderio è giunto e lo studio sul casato Varano mi ha preso totalmente con l’obiettivo di ricavarne un saggio storico. Ma un giorno, in un tomo di Deputazione di Storia Patria dello storico Bernardino Feliciangeli, mi sono imbattuta in tre righe che parlavano di una certa Elisabetta Malatesta Varano, la quale, con una fuga rocambolesca, nell’agosto del 1433 è riuscita a salvare i suoi figli e il nipote Giulio Cesare dalle mire omicide dei cognati Gentilpandolfo e Bernardo Varano. “Ma come ha fatto?” mi sono domandata. E giù a pensare, a cercare di capire, a reperire documentazione su questa donna coraggiosa, per rendermi conto che la vita di Elisabetta era avvolta nella nebbia, non si trovava quasi nessun documento che la riguardasse. Intanto la sua figura ingigantiva dentro di me ed era forte la sensazione che Elisabetta mi chiedesse di illuminare la sua vita. Lei e io in simbiosi completa. Così ho iniziato di nuovo ad andare per biblioteche, per archivi a Roma, a Parma, a Firenze, a Pesaro finché, finalmente, non ho trovato qualche traccia documentaria che la disvelava un po’. A questo punto l’idea del saggio storico sui Varano mi stava stretta ed è nata l’idea del romanzo storico incentrato su Elisabetta.

ELISIR – Tiriamo a indovinare: la prima presentazione di questo tuo libro l’hai fatta a Camerino, a “casa” di Elisabetta?

CLARA – Anche io credevo che sarebbe andata come provate a indovinare, invece “Sono tornata” è stato presentato in anteprima a luglio, a grande richiesta della filosofa delegata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, Esther Basile, all’Alta Scuola di Filosofia che si tiene ogni anno a Castel di Sangro (L’Aquila), e in seguito, anche a Narni, al Festival “Alchimie di linguaggi Femminili”. La grande presentazione a Camerino, ovvero la “Presentazione” come amo definirla, è avvenuta solo venti giorni più tardi, nella sala Giulio Cesare del palazzo di Elisabetta, denominato Palazzo ducale dall’inizio del 1500, con un tripudio e un’accoglienza meravigliosi. Elisabetta ha avuto tutti gli onori che meritava e, modestamente, li ho avuti anche io che mi ero data tanto da fare per organizzare un evento degno di tale nome, più che per me, per lei, Elisabetta, la mia eroina. Ai tre relatori, lo storico camerte professor Pier Luigi Falaschi, l’avvocato Giuseppe de Rosa, Valerio Franconi di Visso, si è aggiunto anche Daniele Salvi, Assessore alla Cultura della Regione Marche, insomma Elisabetta da qualche sconosciuta dimensione, si stava adoperando anche lei e mi arrivavano consensi, ospiti, relatori, doni insperati e preziosi. Esther Basile, innamorata di Elisabetta, ha voluto partecipare ed è arrivata da Napoli con il suo seguito di amiche letterate. Con il mio editor Enrico Guida i relatori sono stati otto! E tutti bravi a mantenersi nei tempi e a incastrare le loro relazioni ad arte. Ognuno ha trattato un aspetto diverso del libro, dallo storico al letterario, dalla letteratura di genere all’analisi psicologica dei personaggi, a cui ho aggiunto la descrizione del mio particolare feeling con la “personaggia” Elisabetta. Ala fine c’è stata un’ovazione da parte delle centocinquanta e più persone intervenute. Non nascondo che mi sono commossa. Elisabetta era lì con noi, la festa avveniva a casa sua, in qualche modo era… veramente tornata a casa!

ELISIR – La storia di Elisabetta Malatesta Varano racconta le inclinazioni e il carattere delle Donne di tutti i tempi: la forza d’animo e la grazia, la determinazione e la femminilità, l’astuzia, il coraggio e la capacità di portare in salvo figli e nipoti, la voglia di giustizia e la pazienza, la capacità di cadere e di rialzarsi, sempre e comunque. Elisabetta Malatesta è un personaggio quanto mai attuale. Quanto c’è di Clara, donna di oggi, in Elisabetta, donna di un’altra epoca, ma con sentimenti eterni? In altre parole, è accaduto anche a te quel fenomeno meglio noto come “transfert dello scrittore”?

CLARA – Mi sono appassionata e immedesimata in Elisabetta totalmente, siamo diventate una sola persona, la sentivo sempre vicina a me e ci parlavo anche. D’altra parte l’affinità elettiva fra due anime storicamente collocate a distanza di secoli è accertata: la sottile dinamica di transfert e controtransfert che si instaura tra scrittrice e personaggio da lei descritto costituisce l’occasione per rendere esplicito ciò che vive implicitamente dentro di noi e che chiede solo di essere portato alla luce. Posso dire che è come se Elisabetta mi avesse preso per mano accompagnandomi nelle stagioni della mia vita. Inoltre, l’esigenza di cogliere aspetti sottili della dimensione interiore, quelle costanti universali e umane che certamente costituiscono gli eterni dell’uomo, stati e dinamiche che appartengono intrinsecamente all’essere umano, oltrepassano il tempo che approda a una specie di eterno presente, ad una sospensione e ad una vittoria sul tempo, a una sua dilatazione infinita. In tantissime occasioni i lettori hanno affermato che Elisabetta è Clara. E io non posso dargli torto.

ELISIR – Quanto tempo è durato il lavoro di ricerca storica tra archivi e biblioteche? E, in seguito, quanto è durata la stesura del romanzo?

CLARA –  archivi, biblioteche, sopralluoghi a Camerino e dintorni, a Visso, a Pesaro in diverse ore del giorno, in mesi e stagioni differenti e visite a varie pinacoteche, il lavoro di ricerca storica dai tre anni previsti si è prolungato di un ulteriore anno. E, fatto questo, la stesura del romanzo ha richiesto altri due anni di full immersion.  bozza del saggio storico, supervisionata dallo storico Pier Luigi Falaschi, che ha convalidato tutte le date, sono passata al lavoro di caratterizzazione dei personaggi, scavando nella loro psicologia, allo sviluppo delle ambientazioni interne ed esterne, alle descrizioni del paesaggio, a ricerche su vestiario e gioielli di quell’epoca, al tipo di alimentazione, di illuminazione e su vari usi e costumi propri del periodo in cui visse Elisabetta. A questo punto il romanzo ha preso l’avvio.

ELISIR – Accidenti, non è stato un percorso semplice e tantomeno veloce! Un lavoro quasi da orafo cesellatore, una ricerca così minuziosa e paziente non poteva che produrre un “gioiello prezioso”. Quali sono stati gli ostacoli, se ce ne sono stati, che hai incontrato?

CLARA – Reperire la documentazione storica è stato l’ostacolo principale, ma, grazie a una serie di coincidenze – e sono totalmente convinta che niente succede per caso – ho conosciuto due camerti: i già citati professor Pier Luigi Falaschi, storiografo e saggista, l’avvocato Giuseppe de Rosa, scrittore amante della sua terra, e Valerio Franconi, curatore della biblioteca di Visso. Tutti e tre mi hanno supportato indicandomi a quale materiale documentario dovevo riferirmi, ma mi sento di affermare che senza il supporto del professor Falaschi, colui che mi ha indicato la via, che illuminato il percorso che ormai avevo deciso con grande determinazione di intraprendere, il libro non sarebbe mai nato. Questo mio “angelo custode” ha letto la prima e la seconda bozza, con infinita pazienza e attenzione. A lui va tutta la mia riconoscenza per la disponibilità mostratami, per il tempo speso con me nei vari sopralluoghi e per tutti i consigli che mi ha elargito, storici e non, tesi a migliorare il testo e a renderlo perfetto.

ELISIR – Com’è stato raggiunto il felice connubio tra realtà storica e ricostruzione di ciò che mancava?

CLARA – Il felice connubio credo sia nato anche grazie alla mia immedesimazione nei personaggi, nei loro stati d’animo a seconda delle vicende che stavano vivendo. Momenti di immedesimazione intensi in cui perdevo la nozione del tempo e dello spazio. Il romanzo è basato sulla storia, ma in alcune parti prevale la manzoniana verosimiglianza storica: qualche congettura e qualche invenzione sono presenti nel testo. In particolare non si sa se la galleria di fuga della Rocca di Visso sia esistita e se l’amore tra Elisabetta e Venanzio sia leggenda o realtà.

ELISIR – Hai avuto momenti di scoramento?

CLARA – Certamente, all’inizio quando ho avuto difficoltà a reperire la documentazione storica che mi serviva. Ma anche durante lo studio degli “Atti e Memorie” di Bernardino Feliciangeli a causa dell’intreccio fittissimo di battaglie nella Marca, di alleanze che venivano disattese nel giro di poco tempo, di altre che le sostituivano, lì il rischio di perdersi è stato grande.

ELISIR – Tu che hai lavorato per tanti anni come maestra di scuola elementare e tra i tuoi cinque libri pubblicati ce ne sono anche due per bambini, qual è il tuo rapporto con quel fanciullino che è in ognuno di noi, tanto caro al Pascoli?

CLARA – Ho iniziato con lo scrivere per i bambini pubblicando “L’isola dei colori. Diventare Uno per vincere il male” arrivato tra i libri finalisti al concorso Onda d’Arte 2010 di Ceriale, nonché primo per il settore Letteratura per l’infanzia al Premio “Circe, una donna tante culture” 2011 di Monterotondo e “Lillo e Bianco, due gattini fratellini”. L’idea era di continuare a dare soddisfazione a quel fanciullino che è in me, come dovrebbe essere per ognuno di noi, ma in quel periodo ho conosciuto l’inglese Susan Phoenix, mia grande ispiratrice. Rispondendo al suo libro con il mio “Il viaggio del mio cuore – Parlando con Susan”, sono passata ad altro genere letterario continuando a incontrare, in meditazioni ad hoc, il “mio fanciullino” o, meglio, la mia fanciullina, con la quale raggiungo il nostro particolare punto di incontro, lei corre verso di me io verso di lei e ci abbracciamo, forte, ci raccontiamo in un afflato unico. Mai potrei fare a meno di lei. Il nostro è un momento catartico, purificatore, input per un nuovo agire.

ELISIR – Secondo Clara Schiavoni cos’è che fa la differenza tra una persona a cui piace scrivere e uno scrittore? Basta aver pubblicato un libro per essere consacrati “Scrittori”?

CLARA – Scrivere è una terapia dell’anima e più si scrive, più si è portati a farlo. Chiunque può cimentarsi a riempire fogli di parole e fa bene se gli fa piacere farlo, ma questo non consacra certo scrittori. Lo Scrittore, oltre al talento, possiede quel certo quid che o si ha o non si ha. E anche un background culturale.Per l’autore de “Il gattopardo” è stato sufficiente aver pubblicato un libro per essere consacrato scrittore. La stessa cosa non vale per molti altri. Mi vengono inviati manoscritti orripilanti che rimando al mittente, nel tempo vengono comunque pubblicati, senza editing, da editori pirati e truffaldini e così gli autori si sentono scrittori nati.

ELISIR – E’ noto che per essere uno scrittore bisogna aver letto molto. Tu quanti libri leggi all’anno?

CLARA – Ne leggo anche tre al mese, fate voi il conto. La lettura è stata il mio primo amore e continua a esserlo, non potrei vivere senza immergermi in un libro. Ogni buon libro, anche i saggi a volte, è un’avventura affascinante, una vita in più che si vive e che si fatica a lasciare.

ELISIR – Qual è il libro che è ora sul tuo comodino?

CLARA – Sto leggendo “La bottega dello speziale”, Venetia 1118 d.C. di Roberto Tiraboschi, dopo aver appena terminato “La pietra per gli occhi”, Venetia 1106 d.C, sempre dello stesso autore.

ELISIR – Cita due scrittori italiani e due stranieri che ti rappresentano o che sono stati determinanti per la tua formazione letteraria.

CLARA – Per la mia formazione letteraria storica mi sento debitrice nei confronti di Umberto Eco che è stato per me un punto di riferimento a partire dalle profondissime conoscenze storiche: la precisione dei riferimenti storici è importantissima. Ho cercato anch’io di unire la credibilità storica con una parte di invenzione romanzesca che però rispecchiasse tutto l’immaginario del Medio Evo.

Anna Maria Ortese che mi incanta sempre, ogni volta che la rileggo, per il “realismo magico” dei suoi primi racconti, per l’invenzione fantastica di tipo surrealistico, per l’argomentazione saggistica, per la documentazione neorealistica nei romanzi del dopoguerra, per la carica simbolica e lirica che traspare da ogni suo scritto.

Thomas Mann per l’acuta analisi e descrizione psicologica dei personaggi, perché fin dalla prima pagina di un romanzo o di un suo racconto si entra in un universo romanzesco totale, catturati dalla forza straordinaria della realtà rappresentata. Thomas Mann sa creare personaggi, evocare luoghi, rendere atmosfere che danno al lettore l’impressione di vivere all’interno della storia da lui imbastita.

Virgina Woolf, perchè adoro la sua capacità di tradurre nella scrittura la fugacità delle impressioni, di dissolvere le forme tradizionali del racconto nel flusso di coscienza per approdare alla  liberazione dalle regole del realismo psicologico scendendo lentamente in un  precario  “attraversamento delle  apparenze”, nel cuore delle incertezze dell’essere.

ELISIR – Il libro che vorresti aver scritto.

CLARA – “Le ore” in cui lo statunitense Michael Cunningham racconta i destini intrecciati di tre donne, che vivono in luoghi e momenti storici diversi, ma sono in qualche modo legate dal romanzo “La signora Dalloway” di Virginia Woolf. La prima è proprio la Woolf, autrice del libro e raccontata nei momenti più feroci della depressione che la portò a togliersi la vita. La seconda è Laura Brown, una madre di famiglia che nell’America degli anni cinquanta, anche grazie al libro della Woolf, troverà il coraggio di cambiare vita. E infine c’è Clarissa Vaughan, un’intellettuale newyorkese che dai tempi del college vive col nomignolo di Mrs. Dalloway per le sue somiglianze col personaggio creato da Virginia Woolf. E “Le ore” nasce proprio come un omaggio di Cunningham alla Woolf, sua musa ispiratrice.

ELISIR – Tu sei una donna impegnata, mamma e anche nonna. Qual è il “tuo tempo” per scrivere?

CLARA – Il mio momento per scrivere è in ogni momento, quando non ho con me carta e penna scrivo nella mia mente, comunque preferisco la notte. E a proposito del mio essere orgogliosamente nonna, indovinate come si chiama la mia nipotina? Elisabetta, certo! Poteva essere diversamente?

ELISIR – Cos’è per Clara Schiavoni la scrittura?

CLARA – E’ una full immersion in me stessa.

ELISIR – Anche Clara Schiavoni, come i grandi scrittori del passato, gira con la Moleskine e una penna in borsa per appuntare idee e flash di vita quotidiana, oppure preferisce raccogliere idee di fronte a uno schermo del computer ?

CLARA – Sempre taccuino e penna a portata di mano, anche sul comodino.

ELISIR – Cosa consiglieresti a chi ha il famoso libro nel cassetto e vorrebbe iniziare l’arduo percorso della ricerca dell’editore giusto?

CLARA – Di iniziare l’ardua ricerca: bisogna sempre provare.

ELISIR – A tuo parere, in Italia la crisi è dell’editoria o è una crisi culturale?

CLARA – Purtroppo l’editoria italiana sta attraversando un pesante momento di crisi: ha scontato, più di altri, la contrazione dei consumi da parte degli italiani. Non solo, accanto al calo della domanda generale assistiamo ormai da qualche anno a un calo della domanda di cultura. Ne è una dimostrazione la chiusura di molte librerie indipendenti, ormai una specie in via di estinzione. Questo ha comportato anche un cambio repentino di rotta per quanto riguarda la produzione. Non è così difficile trovare case editrici che curavano libri di qualità virare sul genere fantasy, sperando di poter attecchire nella fetta di mercato dominata dai teenager, con l’obiettivo di trovarsi un’impennata delle vendite.

ELISIR – Hai raccontato la storia di Elisabetta Malatesta Varano in maniera molto evocativa e cinematografica. Leggendo il tuo libro sembra quasi di vedere un film. E se questo libro davvero diventasse un film, chi vorresti che lo dirigesse e quali attori, se potessi scegliere, vedresti adatti nei ruoli di Elisabetta e dei protagonisti principali del tuo romanzo?

CLARA – Regista Virzì. Monica Bellucci sarebbe una Elisabetta perfetta come anche Raoul Bova nei panni di Venanzio.

ELISIR – Stai lavorando a un prossimo romanzo? Ci puoi anticipare qualcosa?

CLARA – Attualmente sto revisionando la bozza di Sono tornata 2 (ma il titolo sarà diverso) che il mio editor ha letto e mi ha restituito con i suoi consigli. Sono quindi sempre e comunque a stretto contatto con Elisabetta.

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