interviste

RITA PACILIO, INSTANCABILE POETESSA DALLA VOCE NERA

“Il mio motto? Obbedienza e dedizione”

Rita Pacilio è poetessa, scrittrice, cantante jazz dalla struggente voce nera. Ma Rita, performer instancabile, è anche mamma, sociologa, mediatrice familiare, collaboratrice editoriale per la casa editrice milanese La Vita Felice, organizzatrice di eventi culturali in giro per l’Italia, nonché presidente e giurata di premi letterari e di associazioni culturali, coordinatrice di laboratori e progetti di poesia nelle scuole e scrive recensioni e prefazioni.

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Nel tempo libero (quale non sapremmo spiegarvelo) sa fare ottime torte.

Beneventana di nascita e cosmopolita di fatto, a vederla così, esile e piccolina, con gli occhi verdi da gatta e il sorriso buono, non ti aspetti proprio che possa uscirle tanta forza e tanta energia. I suoi scritti, poesie e narrativa poetica, e ultimamente anche una favola, sono originali, forti, sentiti e sofferti, talvolta al limite dell’avanguardia.

Rita Pacilio, donna multitasking, non si risparmia, non l’ha mai fatto, non ne è capace. Al suo pubblico, lettori e spettatori, dà tutta sé stessa e nelle sue performance c’è tutta la sofferenza incontrata durante il suo lavoro di mediatrice familiare, specializzata in prevenzione delle dipendenze e conflitti interpersonali. Con i suoi libri (Gli imperfetti sono gente bizzarra – La Vita Felice, 2012; Quel grido raggrumato – La Vita Felice, 2014; Il suono per obbedienza poesie sul jazz – Marco Saya Edizioni, 2015; Non camminare scalzo, Edilet, 2011) ha collezionato un’infinità di premi letterari e riconoscimenti, tra cui un Laurentum, prestigioso premio riservato ai poeti.

ELISIR  Quanto costa raccontarsi attraverso la propria poetica?

RITA  Raccontare il mondo attraverso se stessi è un’ambizione che molto spesso i poeti e gli scrittori portano avanti nel proprio lavoro, come motivo di comunicazione e di introspezione/ispezione delle ‘cose’. Parlare con il corpo, considerandolo metafora utile per ‘leggere/osservare’, significa tendere verso il senso più profondo e sfuggente della vitalità e della morte, verso il mistero del cosmo, rimanendo perennemente in sintonia e in ascolto. Il mondo, quindi, ci parla attraverso le sensazioni fisiche permettendoci di conoscere il ‘valore adattivo’ di noi stessi nella immediata percezione del sentimento come sentito e come vissuto concretamente. Un sentimento a cui bisogna mirare per alleviare le emozioni dolorose, che creano anche uno stato convulso di impotenza fisica, è la gioia. Eugenio Borgna nel suo lavoro Le emozioni ferite, sostiene che la gioia è l’esperienza emozionale più fragile e insieme più metafisica. In un famoso passaggio tratto dall’epistolario tra Antonin Ardeau e Jean Paulhan leggiamo Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo, passo, io scrivo soltanto ciò che ho sofferto punto per punto in tutto il mio corpo, quello che ho scritto l’ho sempre trovato attraverso tormenti, tormenti dell’anima e del corpo. Questo esplicita quanto, per il genio poetico, la poesia nel corpo viene vissuta come atto analizzato in modo enfatico, ampio, potente, ma, allo stesso tempo, inconfessabile.

ELISIR   Quindi il corpo e le sue ferite diventano un nuovo organismo vitale per denunciare le ideologie violente, cercando di tendere verso la riconquista della dignità, della libertà e della giustizia?

RITA  Nel corpo il piacere e la sofferenza si fondono e, molto spesso, entrano in conflitto: il corpo può diventare voce che urla contro i soprusi socio-politico-culturali e trasfigurarsi in anima che abbraccia il cosmo intero per la ricostruzione, per la resilienza. Ecco perché da ‘Non camminare scalzo’ a ‘Quel grido raggrumato’ percorro il corridoio delle stanze del male, del dolore inferto, subito e di quello osservato, entrando nei meandri di una diversità o devianza che pur ci appartiene in quanto esseri umani. La parola poetica vive, in molti miei libri, emozioni e ‘fatti’ come denuncia da parte di chi non ha potuto o saputo difendersi dal sopruso, dal maltrattamento, dal dolore cercando giustizia, tolleranza. Le metafore e tutti i mezzi retorici utilizzati nella mia scrittura, compiono sempre un atto catartico, o meglio assumono il significato della liberazione, della rinascita, della redenzione. Infatti, credo che la violenza e la prevaricazione, una volta denunciati, possano generare solidarietà tra le persone, non solo tra quelle abusate, dando vita a fenomeni di sensibilità e di accoglienza da parte di tutti grazie al recupero e alla ricostruzione dei contesti personali e sociali.

ELISIR  Non credi che alcune scene crude, descritte da te in alcuni tuoi libri, possano turbare il lettore?

RITA   L’utilizzo di un linguaggio ‘forte’ e ‘diretto’ mi ha consentito di calarmi totalmente, come autrice, nei personaggi descritti per scelta di condivisione psicologica e sociale. Il male del mondo, in qualunque posto esso avvenga, infatti, ci appartiene, ci unisce, ci definisce, ci identifica. Così come il bene assoluto. La metafora corpomi ha fatto conoscere il degrado di storie che mi hanno raccontato o confidato minuziosamente e che ho tradotto, in forma empatica, per denunciare il sopruso consumato e per descrivere la liberazione filosofica dello stesso, a chiunque esso aderisse. Qualcuno ha sostenuto che la crudeltà della mia parola inorridisce e commuove il lettore, il quale, di fronte alla scabrosità della realtà, prende coscienza del fatto che la salvaguardia dei diritti umani non spetta solo alle istituzioni, ma è un percorso di educazione civile che riguarda noi tutti. Chi scrive ha la responsabilità di dire, diffondere, aprire le menti, per questo motivo penso che i poeti e gli scrittori debbano essere educatori illuminati e illuminanti, così come tutti gli artisti.

ELISIR   Ogni tua performance poetico-canora-teatrale è una commistione di arti che ritroviamo anche nei tuoi scritti. E’ questo secondo te che emoziona il lettore e, di conseguenza, determina il successo dei tuoi libri?

RITA   Credo di sì. Ogni mia parola, è vero, aderisce alle regole metriche conservando una progressione armonico-melodica che mi piace suonare con la recitazione: quindi poesia, musica, teatro sono diventati i mezzi per intrecciare tecniche e significati. Ho studiato per lunghi anni la musica e la poesia, sorelle in ritmo, armonia e melodia, le quali hanno rafforzato la mia capacità artistica e il senso del mio lavoro che ritengo debba essere sempre rigoroso e approfondito al fine di essere utile all’educazione e alla crescita di chi se ne serve. Si parla spesso della mia recitazione, l’intonato/parlato/recitato (sprechstimme, dal tedesco: voce che parla). È una tecnica che ho acquisito da vari studi dodecafonici e che è ormai diventata un mio stile performativo vocale che porto con gioia, non solo nei Festival di poesia, ma anche a teatro.

ELISIR  Parlando di teatro sappiamo che a gennaio hai presentato un lavoro per bambini. Di cosa si tratta?

RITA  Per i tipi editoriali Scuderi Edizioni, 2015 è venuta alle stampe la fiaba per bambini La principessa con i baffi che ho portato a teatro a Benevento, al Mulino Pacifico, in uno spettacolo coreografico. La mia fiaba è un progetto formativo sulla legalità e il saper stare bene insieme. Le realtà possibili, attraverso il pensiero narrativo, si ricollegano a temi antichi che ci portano ai personaggi delle fiabe e, dietro a ogni fiaba, si custodiscono valori sempre vivi e utilizzati su cui costruire un ipotetico modello di mondo. Così accade per La principessa con i baffi, una storia che rimanda a vizi e virtù, tradizioni, costumi e usanze del passato, all’interno dei quali i personaggi entrano in relazione con il lettore/bambino in base a un principio di coerenza con le sue leggi e non con quelle che regnano in un altro mondo. Imparare a stare nelle storie educa alla riflessione e all’esperienza creativa aiutando a prevenire fenomeni di stereotipia e di emarginazione sociale/culturale, infatti attraverso le immagini e le parole i bambini interagiscono con la memoria storica e con le proprie emozioni confrontandosi con l’alterità e con i propri stati d’animo che il testo suscita. Ho altre date in Campania, prossimamente a Pomigliano e poi ad Avellino e sto lavorando ancora a storie per l’infanzia che spero di pubblicare presto.

ELISIR   Il tuo recente libro di poesie ha per titolo Il suono per obbedienza (Edizioni Marco Saya). Obbedienza e dedizione: due parole importanti! Sono forse la tua filosofia di vita?

RITA   Molte parole sono importanti, soprattutto, il significato e il valore sociale, quindi comunitario e immaginifico, che a loro attribuiamo. L’ubbidienza, che non è sottomissione, comporta una forte motivazione all’ascolto della parola/azione dell’altro. Obbedienza e responsabilità civile, obbedienza e accoglimento, obbedienza e suono: il suono è nel mondo, in ogni folata di vento, in ogni movimento, noi stessi siamo suono dalla nascita, da prima di venire al mondo. Obbedire al suono vuol dire entrare in comunicazione con il cosmo creando con esso una sintonia cerebrale e fisica. Obbedire per lasciarsi attraversare da ogni piccola vibrazione che spesso sfugge ai nostri sensi: mettersi in ascolto del mondo, questa è la devozione più grande alla vita! Il suono per obbedienza è una plaquette dedicata a Claudio Fasoli, sassofonista, compositore jazzista contemporaneo italiano. Intro, otto poesie, solo, otto poesie e il turner round compongono la mia partitura poetica che conduce il lettore verso la conoscenza di artisti che hanno fatto la storia del jazz, infatti ogni poesia fa riferimento a un musicista jazz internazionale.

ELISIR   Non ti fermi mai: presentazioni, performance, pubblicazioni, attività che ti impegnano tutto l’anno. Quali sono i tuoi programmi futuri?

RITA   Fermarsi equivale ad arrendersi e non vorrei mai cedere alla stanchezza, né piegarmi agli incidenti di percorso che, nella vita privata, non mancano mai. È vero, da quando ho smesso di lavorare, la mia vita è completamente dedicata allo studio. Non riesco a vedermi in un’altra dimensione che non sia quella della lettrice, della scrittrice, della performer, dell’innamorata di poesia. Ho innumerevoli progetti artistici da realizzare e da condividere con il pubblico, tanti sogni da fare e da vivere e tanti obiettivi da raggiungere e da prefissarmi ancora. Il progetto che mi sta più a cuore è la mia famiglia, lo dico spesso. Vorrei mi rimanesse accanto, come ha sempre fatto, incoraggiandomi nelle scelte artistiche, insegnandomi a non correre, ma a respirare piano godendo di ogni piccola cosa ci venga donata da Dio.

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