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L’ultima rosa di aprile

copertina_lultima_rosa_di_aprile_400.jpgLa struggente storia della Venere del Botticelli, 

ovvero Simonetta Cattaneo Vespucci


Simona Bertocchi – Giovane Holden Editore – 2016 – 183 pagine – €15,00


E’ uscito di recente l’ultimo romanzo della scrittrice toscana Simona Bertocchi, L’ultima rosa di aprile, ovvero la storia di Simonetta Cattaneo Vespucci, colei che è stata la musa del Botticelli, del Poliziano, di tanti poeti e artisti del Rinascimento. Avete presente la celeberrima Venere o anche la Primavera del Botticelli? Bene, quello sguardo malinconico e sognante, quella nobile figura esile dai lunghi capelli color oro, appartengono alla Simonetta protagonista del romanzo, una donna diventata suo malgrado un mito, nel mondo e in tutte le epoche.

Simona Bertocchi, portando alla ribalta un personaggio di cui davvero pochi conoscono la reale esistenza e tantomeno la vita, ha raccontato una storia d’amore, che ripercorre però, con una precisione degna del più attento degli storici, tutti gli eventi di quegli anni, e da cui si evince un certosino lavoro di ricerca negli archivi e nelle biblioteche.

L’ultima rosa di aprile è al contempo un romanzo storico, una struggente e appassionante storia d’amore e anche un thriller, perché il libro si chiude lasciando al lettore il dubbio su un assassinio (chi è la vittima non ve lo sveleremo neppure sotto minaccia, per non togliervi il piacere della lettura). Vi diremo però che l’assassino in questione potrebbe essere stato un veleno, somministrato per mano di un artista, o forse di un sicario o, ancora, una malattia allora senza scampo.

Ogni volta che l’autrice viene chiamata a fare presentazioni in giro per l’Italia, si presenta con la giovanissima…Simonetta, abbigliata e pettinata alla maniera dell’epoca e, proprio per il valore storico di questo libro, molte sono le scuole che hanno voluto Simona e Simonetta (assonanza di nomi che ci fa pensare a sentimenti comuni e un filo autobiografici tra autrice e personaggio) a raccontare la Storia. E ovunque sono andate hanno riscosso attenzione, applausi, consensi e grandi entusiasmi. Infatti, se per far arrivare ad adolescenti annoiati e demotivati date, guerre, ribaltamenti politici ed eventi storici, si usa come mezzo la storia di una bella coetanea che si è trovata  in mezzo a guerre tra Stati e a guerre familiari, che ha amato ed è stata tradita, che è stata musa contesa dai più quotati poeti e artisti (se fosse nata in questa epoca probabilmente Simonetta Cattaneo Vespucci sarebbe stata una top model), che ha avuto un grande amore corrisposto, ma impossibile da vivere alla luce del sole e che è stata ribelle e anticonformista, beh, si può essere certi che la storia, intesa come materia da studiare, arriva tutta e resta anche bene impressa nell’ animo e nelle teste degli studenti. Il fascino del romanticismo, l’amore, ma anche le strategie politiche molto ben raccontate nel romanzo aprono all’empatia, catturando l’attenzione delle scolaresche.

L’ultima rosa di aprile, titolo azzeccatissimo che trova la sua spiegazione soltanto nella lettura del libro, è ambientato a Firenze, nella metà del Quattrocento. La famiglia dei Medici era tornata dall’esilio più forte di prima e la città era la prima signoria d’Italia, viveva il suo momento d’oro, sia sul piano politico sia su quello artistico. Firenze era quanto mai fulgida, unica, magica, grazie alla sua architettura e al trionfo dell’arte. Simonetta Cattaneo Vespucci, nasceva in Liguria nel 1453, sotto il segno dell’acquario, riportando tutte le caratteristiche di questo segno zodiacale: ribelle, anticonformista, romantica, affascinante, testarda, curiosa, amante della libertà e dell’arte. Nel 1468, a soli quindici anni, sposava Marco Vespucci, appartenente a una ricca famiglia di notai e banchieri fiorentini. Con il giovane marito conobbe i primi batticuori, i primi baci e i primi tormenti d’amore. All’inizio fu un matrimonio d’amore, non soltanto di convenienza tra le due famiglie, com’era in uso in quell’epoca, ma in breve la felicità coniugale finì, infatti, Marco Vespucci, diventato un arrivista senza scrupoli, inizierà a tradirla trasformandosi in un orribile marito infedele.

Simonetta allora si lasciò invadere dalla malinconia, divenne triste, parlava poco, sorrideva abbassando lo sguardo, pur continuando a splendere di grazia e bellezza. Ma era una donna testarda, bella come un angelo, con una personalità complessa e ben presto divenne un’ icona del Rinascimento, amata e ammirata dal popolo fiorentino e dalla famiglia de’ Medici.

Proprio alla corte dei Medici incontrò e si innamorò perdutamente di Giuliano, fratello di Lorenzo de’ Medici. Giuliano sarà l’unico a conoscere e ad amare la donna e non l’icona. Bastava un incrocio di sguardi a far scattare la scintilla tra i due, ma lei era una donna sposata, pertanto quell’esplosione d’amore doveva rimanere nascosta e soffocata.

Simonetta conoscerà così la solitudine, la sofferenza e anche le chiacchiere di molti, per la sola “colpa” di amare un uomo che non riuscirà mai ad avere per sé, per il dramma di non poter essere libera di vivere i propri sentimenti. Tutto ciò mentre doveva difendersi e lottare contro quegli intrighi di corte che volevano fare di lei un mezzo per arrivare ai potenti.

Dalla sua aveva soltanto il suo grande amore Giuliano, bello e colto, nobile non solo di lignaggio ma anche d’animo, che continuò ad amarla anche dopo la fine della sua breve vita, e il suo fido segretario-factotum, Gilberto Pedrini. Poi certo, c’erano numerosi pretendenti, più o meno ricchi, più o meno nobili, ma nessuno degno della sua fiducia e del suo amore, comunque totalmente indirizzato verso il suo bel Giuliano. Simonetta era la modella e la musa ispiratrice di tutti i più importanti artisti di quegli anni, e anche questo scatenava le chiacchiere della corte. Come tutti i personaggi di successo di qualsiasi epoca, anche Simonetta è stata amata e odiata, inseguita e usata, minacciata e contesa, e tutto ciò – marito fedifrago compreso, nonché il fatto di non averlo ancora reso padre – era un peso impossibile da reggere per chiunque, figurarsi per una ragazza di vent’anni, innamorata dell’amore che rifuggiva i contrasti e le beghe come la peste.

Il romanzo di Simona Bertocchi è godibilissimo, l’autrice ha la grande capacità – peraltro già dimostrata nel suo precedente romanzo storico Nel nome del figlio, la storia della marchesa Ricciarda Malaspina Cybo – di raccontarci e descriverci il contesto storico dell’epoca e la figura di questa donna sola e malinconica con grande empatia.

La Bertocchi – e ve ne accorgerete leggendo il libro – ha una scrittura coinvolgente, intrigante e lineare. Ha saputo coniugare e unire in maniera omogenea la storia personale dell’icona degli artisti del Rinascimento con la situazione storica, politica ed economica dell’epoca, senza per questo rendere la lettura accademica, ostica e difficile. E’ questo un suo grande pregio, perché avvicinare il “lettore della strada” a un genere di letteratura, quella storica, che sembra riservata ai letterati e che potrebbe spaventare, non è impresa facile. Inoltre ha uno stile talmente coinvolgente che porta a leggere il libro tutto d’un fiato, senza neanche rendersi conto di essere arrivati alla fine.

Un consiglio: durante la lettura, dopo esservi lasciati catturare dagli sfarzi e dalla magia delle ambientazioni, dagli assassini, dagli intrighi, dalle avventure e dalle sfide sapientemente descritti dall’autrice, soffermatevi con il cuore sulle opere d’arte che raffigurano la dolce Simonetta Cattaneo Vespucci. Allora sì, capirete il perché di quella malinconia che si cela dietro il suo sguardo.

 

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