Recensioni

Il valore dello scarto

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Sette illustri testimonianze che spiegano perché ciò che per molti è scarto diventa risorsa per altri

Il valore dello scarto – Carla de Angelis e Stefano Martello –                                          Fara Editore – 176 pagine – € 15,00               

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Il valore dello scarto (Fara Editore) è un lavoro curato da Carla De Angelis e Stefano Martello che raccoglie, inoltre, contributi di Annalisa Ciampalini, Claudio Fraticelli, Alex Celli, Bruno Barlassina, Alessandro Lamberti.

Entrare eccessivamente nei dettagli dei loro scritti sarebbe intrusivo, perché è onesto che ciascun lettore tragga dagli autori stessi il senso più profondo e autentico delle loro teorie.

Leggerli, sorprende: la luce narrativa di ciascuno di loro illumina aspetti della nostra vita con enunciati e teoremi dimostrati, parola su parola. 

Lo scarto è sviscerato in ogni suo aspetto, nella vita in comune, nella poesia, nelle emozioni, nell’insegnamento e nel percorso educativo, nella partecipazione pubblica, nel settore del diritto, nel mondo del mito, nell’architettura urbana.

Scrivono Carla De Angelis e Stefano Martello nella loro introduzione:

“ (…) valore e scarto – abilmente evocate da un Editore – (…) sono state queste due parole a imprimere prepotentemente una direzione a questo testo, accorciando tempi di riflessione sempre più morbidi e languidi imponendo a coloro che scrivono di trasformare il proposito in progetto.”

Annalisa Ciampalini, nell’indagare lo scarto educativo, sollecita il ruolo della scuola che, già di per sé, dovrebbe costituire una società inclusiva e che, invece, a volte finisce per essere un luogo che facilita lo scarto umano ingessando processi di apprendimento in metodi non sempre adeguati.

E Stefano Martello procede con l’interessante analisi del valore dello scarto nella partecipazione pubblica, un passo dopo l’altro nella storia dentro la nostra società, includendo mirabilmente, nel suo percorso, l’efficace citazione di Trilussa: “Sovrano come er popolo sovrano che viceversa nun comanna mai”.

Incalza poi Claudio Fraticelli che si addentra nel disaminare il diritto tra valore e scarto che “ (…) significa per un giurista occuparsi di termini fondamentali per le sue conoscenze.” Fa notare inoltre che “ (…) il diritto si nutre e si struttura per mezzo del linguaggio; la sua esistenza è affidata alla misteriosa capacità comunicativa degli uomini”.

Si apre poi il capitolo di Alex Celli che è un viaggio nella spiritualità e nelle religioni, nel mito, tra gli eroi antichi e moderni, sacri e profani, nel culto della magia legata all’idealizzazione eroica di un uomo… sempre alla ricerca del valore dello scarto.

Segue la puntuale argomentazione di Bruno Barlassina che spiega il valore dello scarto in architettura: “Intervenire su un luogo di scarto, che sia un territorio abbandonato o una costruzione dismessa, equivale a relazionarsi con due entità imprescindibili: il Tempo e lo Spazio.”

Eliminare o mettere da parte? E’ la domanda inevitabile con cui si chiude l’opera.  Questo ultimo capitolo, scritto da Alessandro Ramberti, si apre con alcuni versi di una poesia di Carla De Angelis: 

Porto sulle spalle

quel milione di cose come pegno di vita

Ora me ne disfo con un leggero malessere (…)

E prosegue l’autore, entrando nella peculiarità del suo dire: “ Dunque lo scarto del despota produce un cambiamento fondamentale (…) Il tiranno tende a eliminare le differenze, a reprimere le libertà, a togliere dalla circolazione gli elementi inutili, difettosi, quelli che considera dannosi al suo ordine”. Egli inoltre si sofferma sull’accezione positiva della parola scarto, un valore che il termine assume quando “lo scarto diventa etico, orientato al bene comune. Pensiamo allo scarto delle cose pericolose per la salute (…)”.

Con questa brevissima panoramica che percorre i vari capitoli, vogliamo soltanto solleticare l’interesse del lettore verso la lettura diretta di questo lavoro prezioso e assai originale.   

Mi piace pensare a questo libro con un velo di magia, per associarlo al ricordo di una consueta attività nella quale mi immergevo da ragazza, durante le sere invernali in cui non riuscivo a stare con le mani in mano davanti alla televisione. Con gli scarti della lana, con gli avanzi di maglie e sciarpe già finite, lavoravo quadrati all’uncinetto, di tanti colori, recuperando guglie di lana e piccoli gomitoli che, diversamente, sarebbero rimasti inutilizzati.   Da soli, quei quadrati, non avevano un senso né un uso possibile ma, quando erano tanti, li univo, sempre usando il filo di lana e l’uncinetto, con il punto basso. Ne facevo coperte che, in seguito, hanno avuto l’importante ruolo di scaldare le notti dei miei figli. E ancora girano nella nostra casa.

Allo stesso modo, le parole di questi autori hanno tessuto nove grandi riquadri, lavorando, con vari colori tematici, il filo dello scarto. Ogni quadrato, di suo, pur essendo un raffinato capolavoro, resta immobile nella sua essenza ma, unito a tutti gli altri, nel libro che andrete a leggere, acquisisce una funzione specifica perché assume il valore di una coperta di lana che scalda le notti dei figli del nostro tempo storico, eredi indiscussi della precarietà.

È una coperta da leggere attentamente e lentamente affinché si possa sedimentare il contenuto delle tematiche illustrate dagli autori.

Ogni parola di quest’opera, proprio come ciascuno dei punti a maglia della coperta, costituisce per il lettore una salda occasione di riflessione, ancorata all’espressione cultuale e alla squisita sensibilità degli autori. 

Concludo mettendo in risalto  la forza persuasiva del capitolo scritto da Carla De Angelis:

Vita  in comune e poesia: 

“Forse è cosí che si muore 

svuotando e regalando

un motivo per contare le stelle rasentare il fiume

e parlare alla luna

Mille motivi per tenere uno zerbino alla porta

per asciugare i piedi di mare e lacrime di sale” .  

Già solo la potenza della frase poetica basterebbe a rendere chiara l’immagine legata al malessere profondo di questo nostro tempo storico: ci appesantiamo di ciò che ci abbrutisce e ci disfiamo di ciò che potrebbe salvarci. Quello che ha valore per la nostra società si muove, troppo spesso, contro l’autentica essenza umana e quindi dobbiamo ritrovare, in noi e intorno a noi, il valore dello scarto per garantire all’umanità nuovi orizzonti.

@Laila per Elisir Letterario– all rights reserved

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