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“IN TUTTI I SENSI” DI MARTA TELATIN

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“IN TUTTI I SENSI” L’ULTIMO LIBRO DI MARTA TELATIN CHE RACCONTA TUTTI I COLORI DEL BUIO

In tutti i sensi – Marta Telatin – Rapsodia Edizioni – Anno 2019 – 160 pagine – € 13,50


Esce in questi giorni per la casa editrice Rapsodia la seconda edizione del nuovo libro della poetessa, pittrice e scrittrice Marta Telatin, un libro che insegna a scoprire, comprendere, assimilare e quindi vivere i tanti sensi che ognuno ha dentro di sé. Lei ne ha individuati almeno ventitrè.

L’autrice di “In tutti i sensi” ha trentacinque anni e da ventidue è non vedente a causa di una malattia che la colpisce a soli tredici anni. Dopo la disperazione e la rabbia, Marta capisce che è assolutamente inutile perdere tempo ed energie ad arrabbiarsi col destino, molto meglio trasformare la disabilità che le è toccata in un punto di forza e, man mano che la sua vita procede, dopo gli studi universitari, non solo scrive e pubblica poesie meravigliose, racconti e dipinge quadri che esprimono tutta la forza vitale di cui è capace, ma si dedica ad insegnare ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori, nonché a studenti universitari, a scovare tutti i numerosi sensi nascosti in ognuno di noi. Allarga questi suoi laboratori anche ai detenuti del carcere di Padova, città dove vive, e questo suo ottavo libro racconta con la massima ironia la sua esperienza con i ragazzini delle scuole medie, coadiuvati da un professore di lettere che diventerà per lei molto speciale.

Al momento Marta ha un calendario assai fitto per le presentazioni di questo suo ultimo libro: i suoi reading interattivi coinvolgono il pubblico facendolo, non solo divertire, ma anche rendendolo consapevole di quanti colori – e quindi sensazioni, impressioni, pensieri e insospettabili realtà – vivono all’interno di ognuno di noi.

Quando pubblicai il mio primo libro di poesie – racconta Marta – suggerii al pubblico di chiudere gli occhi durante la lettura. Si legge ad alta voce ma si ascolta ad occhi chiusi. Così le interazioni sensoriali con il pubblico si sono trasformate, fino a creare veri e propri spettacoli che propongo oggi, in cui invito gli ascoltatori a diventare esploratori di parole attraverso la polisensorialità. Ho dato vita a laboratori sull’importanza dei sensi per interagire con noi stessi, con gli altri e con l’ambiente, usando al termine delle attività, tra cui anche la scrittura, possibile contenitore di emozioni: il foglio diventa uno scrigno in cui custodire aneddoti personali dimenticati, esperienze e sensazioni”.

E quando un giorno un cantautore disse a Marta che quando scrive sembra proprio che stia dipingendo, lei decide di comprare tele e colori acrilici e comincia a giocare con le mani, il colore e con quello che ha voglia di comunicare attraverso il movimento sulla tela. Il risultato è un’esplosione di colori vivaci e…movimentati che lei chiama “poesia astratta da arredare” o anche “cura del colore”. Abbonda con il colore sulla tela perché, come lei stessa afferma “l’idea è di lanciare il colore addosso a chi guarda”, così le sue tele, oltre che da guardare, diventano anche quadri tattili, da toccare.

Mai melenso o autoindulgente, “In tutti i sensi” si legge in un fiato, ma è anche un libro da assaporare lentamente, magari sedendosi ad ascoltare sé stessi e provare a mettere in pratica gli esercizi che questa singolare insegnante di Sensazioni, invita a compiere.

“In tutti i sensi” è diviso in capitoli che hanno ognuno il nome di un colore, l’epilogo si intitola invece Arcobaleno e il libro continua con le parole dei ragazzi che hanno seguito i suoi laboratori e con un esercizio che l’autrice invita i lettori a compiere. E chissà che da quell’esercizio, scoprendo gli affluenti dei principali cinque sensi, al lettore non capiti di scoprire l’infinita gamma di colori e percezioni che teneva ben celati dentro di sé.

“Polisensorialità” questo il termine che è diventato uno stile di vita per Marta Telatin che, a differenza di altre persone nella sua situazione, ha saputo far sì che questa sua disabilità diventasse uno straordinario punto di forza per esprimere sé stessa e le sue capacità, trasformando la sua vita in versi e – come lei stessa ama dire – “in bolle colorate”.

Non che sia filato tutto liscio e che abbia accettato la mia condizione facilmente fin da subito – racconta Marta – ci sono stati tanti momenti di rabbia, tristezza e non accettazione, ma alla fine la poesia dei colori ha inondato la mia vita che è sempre un turbinio di impegni”.

Marta Telatin legge e scrive tantissimo. Ma come si fa a leggere e scrivere da non vedenti?

Quando ho perso la vista ho dovuto imparare il braille, ma se lo impari a tredici anni il tatto non è sviluppato e sensibile come a sei e la preparazione che può avere un bambino cieco dalla nascita è diversa – spiega – Scrivevo in braille con un’apposita macchina da scrivere o con un aggeggio tecnologico che poi stampava il tutto in “nero” ossia nel formato leggibile ai vedenti. Studiavo e leggevo con le audiocassette che non sempre erano registrate con voci espressive. Poi, finalmente, la tecnologia si è evoluta ed è arrivato il pc con la sintesi vocale. Oggi faccio tutto con la sintesi: un programma che legge quello che scrivo o i libri che acquisto in e-book . Io sono per i libri in carta, ma per noi non vedenti l’e-book è stata una grande conquista. Posso leggere l’ultimo libro del mio scrittore preferito appena esce in libreria proprio come tutti voi! Comunque il braille lo uso ancora ogni tanto se devo mettere un’etichetta a qualcosa, ma il computer e il cellulare con il voice over mi hanno cambiato la vita. L’accessibilità è cambiata.

Comincia/ad allenare i sogni/e a brucare l’arcobaleno/lasciati investire/dal possibile impossibile – scrive Marta in uno dei suoi libri di poesie dal titolo “L’allenasogni” – Bastano un’altalena, tutti i sensi che pensate d’avere, una scorta di fantasia e infinito, una distesa di emozioni in fiore, ma soprattutto una buona dose di voglia di realizzarli per continuare a sognarne di nuovi.

E Marta Telatin di sogni ne ha realizzati parecchi: si è laureata in Scienze della Comunicazione, ha conseguito la laurea magistrale in Sociologia e, poco dopo, il diploma di Master in Criminologia Critica, Sicurezza Sociale, Devianza, Città e Politiche di Prevenzione presso l’Università degli Studi di Padova. Quindi ha seguito un corso di formazione sulla Comunicazione nei Media. È stata poi consigliera dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Padova per dieci anni. Ha pubblicato, oltre a questo suo ultimo “In tutti i sensi”, altri sette libri, per lo più di coloratissime poesie che sono un vero e proprio inno alla vita, alcune delle quali si trovano anche nelle due antologie corali “Chorus” (Ibiskos, 2012) e “Viaggi di Versi” (Pagine, 2013).

Sempre per Rapsodia Edizioni, pochi mesi fa esce il libro “Tutta colpa del tiramisù”, e se chiediamo a Marta di cosa parla il libro lei ci dà una ricetta: “Esistono tiramisù di tanti generi, tiramisù caleidoscopici creati con ricette  impossibili e fatate, tiramisù che realizzano miracoli e possono trasformare orizzonti, tiramisù che regalano felicità e cambiamento e tiramisù che possono anche sintonizzarsi con il cuore. Questa è la ricetta: aprite un mappamondo a metà, versateci il contenuto di quattro pianeti e un asteroide, preferibilmente il B-612. Poi amalgamate il tutto con cinque cucchiai di zucchero di stelle. Appena tutti i granelli si scioglieranno versateci dentro cinquecento grammi d’amore cremoso e montate a neve di luna cinque arcobaleni. Dovrete mescolare il tutto in senso antiorario dalle fusa del vostro gatto. Se non avete un gatto…procuratevelo! Quindi inzuppate una scatola di biscotti d’immaginazione nella realtà di caffè e spolverate il tutto con un po’ di resilienza al cacao. Ora sì che sarà tutta colpa del tiramisù…!”

Ma torniamo a quest’ultimo meraviglioso “In tutti i sensi” in cui Marta Telatin racconta sì le difficoltà incrociate nella vita e le sue arrabbiature, ma nei vari capitoli – colori, Marta racconta anche le sue esperienze e quelle dei suoi allievi che parlano in prima persona, durante i laboratori nelle classi delle scuole medie e come, superato il primo imbarazzo, i ragazzini apprendono da lei cose semplicissime, ma assolutamente sconosciute, come il capire di che colore sono loro stessi in quel preciso istante, oppure imparare a dare forma e colore ai loro sogni o alla paura, a sbarazzarsi degli incubi, ma anche dei preconcetti, disegnando o scolpendo la creta o danzando, bendati. I ragazzi si divertono tantissimo e la adorano, amano la sua ironia (Marta sa essere molto divertente) e i curiosi esercizi che lei insegna, la scoperta del senso del vento, del mare e dell’infinito, tirando fuori lati e colori di ognuno rimasti prigionieri semplicemente perché nessuno aveva insegnato loro che oltre al tangibile c’è anche un mondo che per divenire tangibile va liberato dall’interno.

Marta Telatin sa essere talmente carismatica e affascinante che persino Michele, il professore di lettere che coordina quei laboratori, si innamora di lei, colorando di un bel rosa l’epilogo del libro.

Ma qual è tra le sue attività quella che Marta preferisce? Scrivere poesie, raccontare storie, dipingere tele o insegnare?

Non ho un qualcosa che preferisco perchè tutto quello che faccio contribuisce a formare quella che sono: un caleidoscopio, come piace definirmi. Porto tutto quello che faccio e tutta quella che sono sempre con me, quindi non è che Marta poetessa smetta di dipingere o di fare i laboratori sensoriali… o non è che se dipingo smetto di fare poesia. I laboratori vogliono appunto trasmettere poesia, colore e sensi: la sintesi! In questi giorni poi sto cercando di creare dopo l’oroscobaleno, una rubrica che uscirà il mercoledì, sempre sulla mia pagina Facebook, dove scriverò i momenti belli di tutte le persone (quelle che mi scriveranno) questo per spiegare che la mia è proprio una voglia immensa di allenare il senso della bellezza!”.

Per dipingere Marta racconta che non ha messo nessuna scritta in braille sui barattoli dei colori. Semplicemente ne tira via il coperchio e prende a caso i colori mescolandoli sulla tela. Le tele diventano poi quadri tattili perché lei usa parecchio colore, cosicché le opere si possono guardare con gli occhi ma anche col tatto. Lei dice che è l’osservatore a dargli un titolo personale e che l’idea è di lanciare colore addosso a chi li guarda.

Una delle sue frasi preferite è “ Io se ci vedessi per colorare perderei la vista”. E in effetti, a guardarli, i suoi quadri esprimono tutta la sua prorompente vitalità, l’energia, la forza motrice, la sua vulcanica voglia di vivere e di fare tutte le esperienze possibili. E provare a farne anche di impossibili.

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