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Nora Lòpez detenuta N.84

 

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Nora Lòpez detenuta N.84

Il dovere della Verità per non dimenticare


Nicola Viceconti – Rapsodia Edizioni – 2017 – 201 pagine – €14,00

 

 

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Nora López – Detenida N.84


Nicola Viceconti – Acercándonos Ediciones – 2012 – 168 pagine – pesos 200,00

 

 

Argentina, fine anni ’70, e precisamente gli anni bui del governo militare che ha ossessionato il Paese dal 1976 al 1983, quando nei trecentocinquanta centri clandestini di detenzione sono state torturate 40.000 vittime, per lo più giovani, accusate di aver compiuto “attività antigovernative”. 30.000 di queste persone sono sparite nel nulla, diventando desaparecidos, scomparsi, introvabili, perchè, una volta in fin di vita e intontiti da potenti iniezioni di Pentotal o già deceduti in seguito alle torture, venivano gettati nell’Oceano Atlantico o nel Rio della Plata, nei cosiddetti “voli della morte”.

I lager del regime erano lontani da occhi indiscreti e avevano nomi insospettabili come La Perla, El Vesubio, l’Olimpo, Automotores Orletti, la Cacha. Alcuni potevano far pensare a palestre, come appunto il Club Atletico, dove si allenava la ferocia, spaventoso sotterraneo in cui anche la protagonista che dà il titolo al romanzo di Viceconti verrà condotta bendata, quindi reclusa e seviziata per mesi.

Questo lo sfondo da cui si dipana la storia di Nora Lòpez detenuta N. 84, romanzo di Nicola Viceconti, che è al contempo un rigoroso documento di grande valore etico e morale, thriller e romanzo storico di denuncia, quasi l’autore avesse voluto conferire un risarcimento alla memoria di coloro che, barbaramente trucidati, non hanno più voce. Oltretutto raccontato come solo un sapiente narratore e affabulatore, qual è Nicola Viceconti, poteva fare.

Ogni cosa è originale in questo libro. Innanzitutto il punto di vista. Sarebbe stato facile e forse anche banale, raccontare la storia dalla parte delle vittime. Viceconti sceglie invece di far parlare uno dei torturatori, uno che stava dalla parte sbagliata, il benestante e rispettabile Luis Pontini, agente immobiliare con nuova faccia e nuova identità, ma che era stato il capitano Dario Romero, detto el Prìncipe, cinico torturatore asservito al regime e impiegato al Club Atletico.

La voce narrante è quindi quella di uno dei tanti eroi del male che, con orgoglio e convinzione, hanno compiuto su esseri umani, per lo più giovani tra i venti e i venticinque anni, brutalità e nefandezze, con torture fisiche e psicologiche che ne annientavano la volontà e la capacità di reazione, fino all’eliminazione totale della persona.

La vita tranquilla e agiata di Luis Pontini viene disturbata dalla giovane Livia Tancredi, arrivata dall’Italia per indagare sulla vicenda di sua madre Nora Lòpez, attualmente detenuta nel carcere romano di Rebibbia con l’accusa di aver assassinato Ricardo Giorgetti, conosciuto nel suo quartiere romano come un mite corniciaio dall’aria per bene.

La storia del libro si svolge in flash back e inizia in realtà dalla fine, apprezzabile escamotage narrativo con cui l’autore sembra vendicarsi fin da subito. Nell’incipit infatti la famiglia di Luis Pontini, la moglie Patricia, i suoi figli e persino i vicini, che apprendono sgomenti dei suoi macabri trascorsi, lo accusano, rabbiosi e disgustati, lasciandolo infine solo, umiliato, distrutto, piegato e piangente, finalmente scoperto.

Con lucida precisione e accurata analisi psicologica, Nicola Viceconti traccia le personalità dei numerosi personaggi di questa storia, che appassiona anche per lo sdegno e l’indignazione che suscita. Così Luis Pontini già Dario Romero, Nora Lòpez, la figlia Livia, il sergente Ricardo Giorgetti, Valeria Bianchi, Monsignor Ferrero, zio della futura nuora di Pontini e che a giorni celebrerà il matrimonio di Manuel Pontini, il tenente Juan Gregorio, il professor Juliàn Guevall e tutti gli altri attori dei fatti che ruotano attorno alla detenuta n. 84 Nora Lòpez, prendono vita e fanno sì che il lettore venga rapito e affascinato dal romanzo che, anche per le minuziose e fedeli descrizioni degli ambienti, dei luoghi, degli abiti e della mentalità dell’epoca, diventa quasi visione cinematografica.

Viceconti infatti ci conduce in una Buenos Aires assolutamente autentica. E’ tangibile il suo affetto per questa città, nella descrizione delle strade, delle confiterias, delle piazze e di tutti quei luoghi in cui si svolge la drammatica vicenda, giocando sul contrasto tra le descrizioni di personaggi immondi e del loro operato e la magia della Buenos Aires anni ’70, con la musica delle feste che sembra coprire le urla dei desaparecidos torturati e fatti sparire.

Così quegli orribili e luttuosi sette anni argentini sono metafora di trascorse, e purtroppo anche attuali, dittature e regimi governativi e militari che massacrano e annientano chi non diventa loro servo. I desaparecidos argentini, diventano quindi le vittime-simbolo di tutti gli integralismi, dei pregiudizi, delle ideologie folli, delle violenze perpetrate ai danni di chiunque non si uniformi al pensiero di chi comanda. Nello sdegno, nell’indignazione e nell’incapacità di comprendere come sia possibile che tanti esseri umani, possano divenire tanto inumani e inventare sistemi di tortura così sottili e spietati, il lettore farà riflessioni che portano tutte alle medesima conclusione: Nunca Màs! Mai più!

E questo è l’altro grande merito dello scrittore Nicola Viceconti, sociologo e appassionato della cultura dei paesi dell’America Latina, dell’Argentina e di tango, che ha pubblicato altri tre romanzi con le medesime tematiche. I suoi libri – Nora Lòpez detenuta N.84 compreso – sono stati tradotti in spagnolo, qualcuno anche in lingua inglese, hanno superato la seconda edizione.

Nora Lòpez detenuta N.84 è stato vincitore per la sezione narrativa dell’XI edizione del concorso Inedito-Colline di Torino e vanta anche diversi preziosi contributi, come l’interessante prefazione del pm Francesco Caporale, nonché le note di Osvaldo La Valle, ex detenuto del Club Atlético, di Juan Josè Kratzer, sacerdote della congregazione “Piccoli Fratelli del Vangelo”, attiva in Argentina fino all’inizio del regime, quando vennero boicottati dalle gerarchie ecclesiastiche e uno dei loro fratelli, Mauricio Silva, scomparve per sempre in uno di quei centri di detenzione argentini, e dal commento di Leòn Gieco. Anche il fotografo argentino Pablo Martín Rocher, ha voluto collaborare con l’inquietante foto di copertina del libro.

Altri suoi romanzi hanno meritato la prefazione di Estela Carloto, Presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo e di Buscarita Roa, un’altra nonna di un ragazzo caduto nelle temibili mani della Giunta Militar e mai più ritrovato.

Proprio per la capacità di mantenere viva la memoria del popolo argentino attraverso i suoi romanzi che rappresentano differenti realtà e momenti storici centrali della cultura contemporanea e politica, due anni fa Nicola Viceconti è stato insignito del prestigioso riconoscimento di Visitante Ilustre dalla Camera dei Deputati della Provincia di Buenos Aires.

Impossibile riuscire a non leggere in un fiato la storia di Nora Lòpez, romanzo incalzante, denso di continui colpi di scena, impossibile chiudere il libro e spegnere la luce. Ci si arrovella per comprendere una realtà incomprensibile e inspiegabile. Come possono tutte le vittime, le loro madri, i loro fratelli e sorelle e tutti coloro che hanno vissuto o anche sentito raccontare la dittatura, le parole, i gesti, il suono delle pesanti porte che si chiudono e quello delle scudisciate sulla pelle nuda, le urla dei compagni di sventura, come possono e come possiamo noi dimenticare e far finta che nulla sia accaduto?

Per questo Nora Lopez detenuta N.84, così come gli altri romanzi di Nicola Viceconti e di tutti quegli scrittori che non vogliono mantenere il silenzio sui crimini perpetrati da esseri umani su altri esseri umani, devono essere letti. Per il dovere della Verità e per non disperdere la Memoria.

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L’ultima rosa di aprile

copertina_lultima_rosa_di_aprile_400.jpgLa struggente storia della Venere del Botticelli, 

ovvero Simonetta Cattaneo Vespucci


Simona Bertocchi – Giovane Holden Editore – 2016 – 183 pagine – €15,00


E’ uscito di recente l’ultimo romanzo della scrittrice toscana Simona Bertocchi, L’ultima rosa di aprile, ovvero la storia di Simonetta Cattaneo Vespucci, colei che è stata la musa del Botticelli, del Poliziano, di tanti poeti e artisti del Rinascimento. Avete presente la celeberrima Venere o anche la Primavera del Botticelli? Bene, quello sguardo malinconico e sognante, quella nobile figura esile dai lunghi capelli color oro, appartengono alla Simonetta protagonista del romanzo, una donna diventata suo malgrado un mito, nel mondo e in tutte le epoche.

Simona Bertocchi, portando alla ribalta un personaggio di cui davvero pochi conoscono la reale esistenza e tantomeno la vita, ha raccontato una storia d’amore, che ripercorre però, con una precisione degna del più attento degli storici, tutti gli eventi di quegli anni, e da cui si evince un certosino lavoro di ricerca negli archivi e nelle biblioteche.

L’ultima rosa di aprile è al contempo un romanzo storico, una struggente e appassionante storia d’amore e anche un thriller, perché il libro si chiude lasciando al lettore il dubbio su un assassinio (chi è la vittima non ve lo sveleremo neppure sotto minaccia, per non togliervi il piacere della lettura). Vi diremo però che l’assassino in questione potrebbe essere stato un veleno, somministrato per mano di un artista, o forse di un sicario o, ancora, una malattia allora senza scampo.

Ogni volta che l’autrice viene chiamata a fare presentazioni in giro per l’Italia, si presenta con la giovanissima…Simonetta, abbigliata e pettinata alla maniera dell’epoca e, proprio per il valore storico di questo libro, molte sono le scuole che hanno voluto Simona e Simonetta (assonanza di nomi che ci fa pensare a sentimenti comuni e un filo autobiografici tra autrice e personaggio) a raccontare la Storia. E ovunque sono andate hanno riscosso attenzione, applausi, consensi e grandi entusiasmi. Infatti, se per far arrivare ad adolescenti annoiati e demotivati date, guerre, ribaltamenti politici ed eventi storici, si usa come mezzo la storia di una bella coetanea che si è trovata  in mezzo a guerre tra Stati e a guerre familiari, che ha amato ed è stata tradita, che è stata musa contesa dai più quotati poeti e artisti (se fosse nata in questa epoca probabilmente Simonetta Cattaneo Vespucci sarebbe stata una top model), che ha avuto un grande amore corrisposto, ma impossibile da vivere alla luce del sole e che è stata ribelle e anticonformista, beh, si può essere certi che la storia, intesa come materia da studiare, arriva tutta e resta anche bene impressa nell’ animo e nelle teste degli studenti. Il fascino del romanticismo, l’amore, ma anche le strategie politiche molto ben raccontate nel romanzo aprono all’empatia, catturando l’attenzione delle scolaresche.

L’ultima rosa di aprile, titolo azzeccatissimo che trova la sua spiegazione soltanto nella lettura del libro, è ambientato a Firenze, nella metà del Quattrocento. La famiglia dei Medici era tornata dall’esilio più forte di prima e la città era la prima signoria d’Italia, viveva il suo momento d’oro, sia sul piano politico sia su quello artistico. Firenze era quanto mai fulgida, unica, magica, grazie alla sua architettura e al trionfo dell’arte. Simonetta Cattaneo Vespucci, nasceva in Liguria nel 1453, sotto il segno dell’acquario, riportando tutte le caratteristiche di questo segno zodiacale: ribelle, anticonformista, romantica, affascinante, testarda, curiosa, amante della libertà e dell’arte. Nel 1468, a soli quindici anni, sposava Marco Vespucci, appartenente a una ricca famiglia di notai e banchieri fiorentini. Con il giovane marito conobbe i primi batticuori, i primi baci e i primi tormenti d’amore. All’inizio fu un matrimonio d’amore, non soltanto di convenienza tra le due famiglie, com’era in uso in quell’epoca, ma in breve la felicità coniugale finì, infatti, Marco Vespucci, diventato un arrivista senza scrupoli, inizierà a tradirla trasformandosi in un orribile marito infedele.

Simonetta allora si lasciò invadere dalla malinconia, divenne triste, parlava poco, sorrideva abbassando lo sguardo, pur continuando a splendere di grazia e bellezza. Ma era una donna testarda, bella come un angelo, con una personalità complessa e ben presto divenne un’ icona del Rinascimento, amata e ammirata dal popolo fiorentino e dalla famiglia de’ Medici.

Proprio alla corte dei Medici incontrò e si innamorò perdutamente di Giuliano, fratello di Lorenzo de’ Medici. Giuliano sarà l’unico a conoscere e ad amare la donna e non l’icona. Bastava un incrocio di sguardi a far scattare la scintilla tra i due, ma lei era una donna sposata, pertanto quell’esplosione d’amore doveva rimanere nascosta e soffocata.

Simonetta conoscerà così la solitudine, la sofferenza e anche le chiacchiere di molti, per la sola “colpa” di amare un uomo che non riuscirà mai ad avere per sé, per il dramma di non poter essere libera di vivere i propri sentimenti. Tutto ciò mentre doveva difendersi e lottare contro quegli intrighi di corte che volevano fare di lei un mezzo per arrivare ai potenti.

Dalla sua aveva soltanto il suo grande amore Giuliano, bello e colto, nobile non solo di lignaggio ma anche d’animo, che continuò ad amarla anche dopo la fine della sua breve vita, e il suo fido segretario-factotum, Gilberto Pedrini. Poi certo, c’erano numerosi pretendenti, più o meno ricchi, più o meno nobili, ma nessuno degno della sua fiducia e del suo amore, comunque totalmente indirizzato verso il suo bel Giuliano. Simonetta era la modella e la musa ispiratrice di tutti i più importanti artisti di quegli anni, e anche questo scatenava le chiacchiere della corte. Come tutti i personaggi di successo di qualsiasi epoca, anche Simonetta è stata amata e odiata, inseguita e usata, minacciata e contesa, e tutto ciò – marito fedifrago compreso, nonché il fatto di non averlo ancora reso padre – era un peso impossibile da reggere per chiunque, figurarsi per una ragazza di vent’anni, innamorata dell’amore che rifuggiva i contrasti e le beghe come la peste.

Il romanzo di Simona Bertocchi è godibilissimo, l’autrice ha la grande capacità – peraltro già dimostrata nel suo precedente romanzo storico Nel nome del figlio, la storia della marchesa Ricciarda Malaspina Cybo – di raccontarci e descriverci il contesto storico dell’epoca e la figura di questa donna sola e malinconica con grande empatia.

La Bertocchi – e ve ne accorgerete leggendo il libro – ha una scrittura coinvolgente, intrigante e lineare. Ha saputo coniugare e unire in maniera omogenea la storia personale dell’icona degli artisti del Rinascimento con la situazione storica, politica ed economica dell’epoca, senza per questo rendere la lettura accademica, ostica e difficile. E’ questo un suo grande pregio, perché avvicinare il “lettore della strada” a un genere di letteratura, quella storica, che sembra riservata ai letterati e che potrebbe spaventare, non è impresa facile. Inoltre ha uno stile talmente coinvolgente che porta a leggere il libro tutto d’un fiato, senza neanche rendersi conto di essere arrivati alla fine.

Un consiglio: durante la lettura, dopo esservi lasciati catturare dagli sfarzi e dalla magia delle ambientazioni, dagli assassini, dagli intrighi, dalle avventure e dalle sfide sapientemente descritti dall’autrice, soffermatevi con il cuore sulle opere d’arte che raffigurano la dolce Simonetta Cattaneo Vespucci. Allora sì, capirete il perché di quella malinconia che si cela dietro il suo sguardo.

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La terra dei giganti. Mont’e Prama e il mistero dei guerrieri

Terra dei giganti

La terra dei giganti. Mont’e Prama e il mistero dei guerrieri


Valerio Caddeo – Susil Edizioni – 2016 – 160 pagine – € 14,90

In una pagina del suo romanzo Valerio Caddeo confida: “Noi scrittori abbiamo qualcosa che ci collega al passato. Le storie che raccontiamo arrivano dal cielo.”

E veramente i protagonisti della sua narrazione appaiono al lettore come eroi primordiali, le cui gesta sono immerse in un ambiente naturale, generoso di doni e incorrotto. I personaggi, scaturiti dalla fantasia dell’autore, sembrano creati da un antico aedo, sulle orme di Omero e con una citazione dal XXIV canto dell’ Iliade omerica si apre il suo canto, accompagnato, non dalla lira, bensì dal suono delle canne al vento. La mente del lettore non può non correre con la memoria al suggestivo romanzo di Grazia Deledda, con cui l’autore divide non solo la terra di origine, una Sardegna arcaica e incantata, ma anche l’impianto inventivo. Il protagonista infatti è anche lui un “figliol prodigo”, come il Giacinto del romanzo della Deledda, che torna alla casa paterna, terra di salvezza e speranza dopo aver tutto perduto. Hur, il re, ha visto il mare inghiottire la sua flotta e con essa andare smarriti, in fondo agli abissi, tesori in spezie ed oro. Invoca l’aiuto degli Dei, affinché gli consentano di approdare sulle coste della sua isola, dopo averlo tratto in salvo dall’ “acqua spumeggiante e piena di morte”. E gli Dei accoglieranno la sua preghiera perché, come dice l’Autore, tutto è scritto e Hur ha un destino da compiere: fondare una Città potente e culla di una nuova civiltà. Così Hur dà inizio alla sua lotta per portare a compimento il suo destino. Infatti il re è profondamente convinto di essere depositario di una missione, quella di fondare una nuova civiltà che si sovrapponga e porti avanti il percorso di rinnovamento tecnologico e scientifico della civiltà nuragica, di cui ancora oggi poco o nulla sappiamo. Non per nulla l’autore immagina che Hur giunga dalle sponde orientali del Mediterraneo, così come alcuni filologi contemporanei presuppongono che giunga la lingua sarda, strettamente connessa alle lingue dell’Asia minore.

La narrazione è arricchita con miti di fondazione che narrano la nascita di luoghi e tradizioni culturali: dalla preparazione dei cibi, alla invenzione di strumenti e oggetti che permettano all’uomo di affermare la sua superiorità intellettiva sulle avversità dell’ambiente e il suo progetto di vita. Le sue gesta, abbiamo detto, hanno come teatro un ambiente primordiale e irto di pericoli, ma generoso, in cui ogni essere, di origine animale o vegetale che sia, vive in simbiosi con l’altro, nel rispetto di quelle leggi naturali che permettono alla Natura stessa di esistere. Persino la morte è accolta e descritta come un fenomeno assolutamente naturale. Del resto l’uomo non può che adeguarsi alle leggi della Natura, combatterle porterebbe solo rovina, come ben ha insegnato un altro grandissimo della nostra tradizione letteraria, Giovanni Verga, che nei “Malavoglia” narra come l’ essere umano non possa che ubbidire a codeste leggi non scritte, le stesse che determinano i comportamenti sociali. Con Verga l’Autore condivide anche la concezione dell’amore, inteso come passione e forza indomabile al punto di divenire distruttiva ( pag. 44 ).

La ricchezza e il fascino dei miti di fondazione narrati sembrerebbero indirizzare il romanzo a un pubblico di lettori adolescenziale, ma la sensualità e l’erotismo di alcune pagine ci inducono al dubbio; così come numerose leggerezze nel rispetto della correttezza grammaticale e sintattica dell’andamento narrativo, che troppo spesso risente di modi colloquiali. Se l’autore volesse prendere in considerazione come pubblico di lettori i giovani dell’età compresa tra i dodici e i sedici anni, sarebbe senz’altro consigliabile una revisione dal punto di vista grammaticale e morfosintattico.

In particolare Elisir ha trovato molto suggestive le pagine in cui descrive il rapporto con l’ambiente naturale e l’aquila da lui raccolta ferita e allevata con amore, con cui stringerà un rapporto quasi simbiotico.

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Cartoni…animati e altri racconti

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Emozioni in pillole nell’ultimo libro

di Nicola Viceconti


Nicola Viceconti – CSA Editrice – 2017

125 pagine – € 12,00

Per scrivere racconti bisogna essere molto bravi nel manovrare la penna e le emozioni. Qualcuno asserisce anche che ci vuole più abilità che scrivere romanzi e il perché è facilmente intuibile.

In un romanzo lo scrittore può anche permettersi qualche defaillance e recuperare l’errore, l’imprecisione, il capitolo un po’ noioso, nelle pagine successive, facendosi perdonare con l’intreccio della trama, con un finale mozzafiato o per mezzo di altri espedienti di cui gli scrittori bravi sanno fare  uso. In un racconto invece, anche una piccola scivolata di ritmo o di stile salta subito agli occhi e potrebbe non essere perdonata da un lettore attento. Inoltre, nel racconto breve, occorre scendere in profondità e trasmettere immediatamente e con pochi strumenti a disposizione –parole e pagine – il senso della storia. Non credete a chi dice che scrivere racconti è più facile, non è affatto così. Per scrivere bei racconti, magici, credibili, emozionanti, bisogna avere il dono della sintesi, essere allenati alla comunicazione immediata, saper dire tutto in poche righe, un racconto per riuscire deve avere un impatto istantaneo. E lo sa bene la scrittrice canadese Alice Ann Munro che con i suoi racconti nel 2013 vinse il Nobel per la letteratura.

E molto bene lo sa anche Nicola Viceconti, scrittore lucano, ma romano di adozione, sociologo e laureato in scienze della comunicazione, che ha all’attivo cinque romanzi tradotti in spagnolo e uno anche in lingua inglese, sul tema a lui più caro, la storia e la cultura dell’Argentina e il drammatico fenomeno dei desaparecidos. Così Viceconti ha appena presentato la sua ultima chicca cartacea al Salone del Libro di Torino, un delizioso e imperdibile piccolo grande libro che raccoglie nove short stories godibilissime e affascinanti, Cartoni…animati e altri racconti.

Tutte le storie trattano di tematiche sociali quanto mai attuali, immigrazione, diritti umani, demenza senile, l’ineluttabilità del tempo che scorre.

Cartoni animati…e altri racconti si è classificato quest’anno al terzo posto assoluto per gli inediti e primo tra le raccolte di racconti al Premio letterario nazionale “La penna perfetta”. Inoltre questo delizioso libro ha fatto bottino di premi anche con i suoi singoli racconti: La Ragazzina di Homs infatti è risultato finalista alla II edizione del “Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti” e Vincitore del Premio Scuola al Concorso Internazionale Città di Sassari. Magia è stato premiato alla terza edizione del “Concorso Endira” in Messico e Scacco alla Regina è risultato terzo classificato al Concorso Nazionale Città di Livorno.

Le nove storie raccontate da Viceconti sono intensi spaccati di quotidiano, in cui i lettori possono facilmente identificarsi con i protagonisti e, soprattutto, godere in pochi minuti, senza quindi l’impegno profuso solitamente nella lettura  di un romanzo lungo, di piccoli corti cinematografici, perché tali sembrano essere i racconti, grazie all’abilità descrittiva ed evocativa dell’autore.

Il racconto che dà il titolo al libro ci parla di un barbone romano alcolizzato che, grazie all’affetto e alla perseveranza di una passante, si trasforma in un artista new age che condurrà laboratori creativi aiutando, con colori e pennelli, i ragazzi di una cooperativa.

Di un altro curioso artista bohèmien ci parla Viceconti nel primo racconto del libro, mentre Hells Bells trasporta il lettore in un funerale dell’entroterra foggiano dove succede qualcosa di assolutamente inaspettato e contrastante con l’atmosfera. Ne Il segreto di Alfonsina l’autore ripropone la drammatica scena messa in atto dalla poetessa Alfonsina Storni nelle acque del Mar del Plata. Ritroviamo l’Argentina, e in particolare le nostalgiche atmosfere di Buenos Aires, luoghi amatissimi e continuamente presenti in tutti i libri di Viceconti, anche in Magia, dove Clara, manager in carriera, si trova a vivere una storia soprannaturale.

In Dammi una cosa l’autore racconta la storia dell’anziano signor Luigi che, nonostante la sua demenza senile, riesce casualmente a identificare un truffatore.

Con una scrittura vivida e immediata che permette al lettore di respirare le atmosfere di un malfamato locale nel barrìo La Boca di Buenos Aires degli anni venti, Nicola Viceconti, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di “Visitante Ilustre” rilasciato dal Governo della provincia di Buenos Aires, riesce a rendere coprotagonista del fulmineo racconto Tango, bordello e compraditos una delle sue grandi passioni, il tango argentino, ballo proibito e molto in voga nelle case di tolleranza.

Ma la storia che più emoziona è sicuramente quella della piccola Hasti, la tenerissima quanto coraggiosa profuga siriana dagli occhi verdi che cerca disperatamente suo fratello Amir. Proprio perché Viceconti intende sensibilizzare i ragazzi sul drammatico, quanto attuale tema dell’immigrazione, il racconto, La ragazzina di Homs, dopo aver fatto incetta di premi, ha incantato tanti giovanissimi lettori nelle scuole.

C’è un racconto che ci è piaciuto più degli altri? La risposta di Elisir è no. No, semplicemente perché è impossibile scegliere e perché ognuna delle storie narrate è diversa dall’altra e meriterebbe di essere ampliata in un romanzo a sé.

Noi di Elisir abbiamo molto amato anche l’originale foto di copertina realizzata dal fotografo Fabrizio Frioni, un mimo in posa statica sullo sfondo di una città in movimento, probabile metafora delle infinite maschere che l’essere umano è costretto a indossare per sopravvivere in una società che va sempre più di corsa.

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EMOZIONI E PAROLE D’AUTORE – Presentazione libri di Andrea Velluto e reading di poesie
Apollo, Tersicore, Euterpe e le altre – Festival della Arti al Polmone Pulsante
“I pasticci di Leonardo” (Giovane Holden Editore), l’ultimo romanzo di Simona Bertocchi
Per favore non chiamatelo Amore” –  Presentazione del romanzo di Andrea Velluto al Maso Eden, Valle dei Laghi, Cavedine (Trento)
C’è (ancora) odore di cuore – Presentazione del libro di Manuela Minelli alla Libreria Book Felix di Ostia Lido
Contro-Versi Poesie prêt-à-porter – Presentazione della silloge di poesie di Manuela Minelli, illustrate da Giulia Gorga e “vestite” dalla stilista Sabrina Persechino
XVI edizione di “Più libri più liberi” 2017 – Nuvola di Fuksas
Il Tramonto a Oriente – Presentazione del romanzo di Michela Rossi al Lizard Bistrot
Intervista il poeta Andrea Mariotti all’Isola Tiberina
Intervista il giovane poeta e scrittore Mariano Ciarletta
Intervista la poetessa Terry Olivi
Elisir Letterario e i suoi poeti in Tandem all’Isola Tiberina
L’ultima rosa di aprile – Presentazione del romanzo storico di Simona Bertocchi al Salone del Libro di Torino
La parola cercando – Presentazione della silloge di poesie della poetessa e scrittrice Daniela Iodice al Venezia di Ostia Lido
La poetessa e scrittrice Daniela Iodice ci racconta cosa è la Poesia
Il delitto di via Cesare Rosaroll Le indagini del commissario Annunziata – presentazione del romanzo di Giancarlo Tarantino alla libreria Mangiaparole di Roma
Nel Nome del Figlio – Presentazione di Simona Bertocchi alla libreria Mangiaparole di Roma
Donne che scrivono di Donne – Intervista a Clara Schiavoni – Isola Tiberina a Roma
Donne che scrivono di Donne – Intervista alla scrittrice Laila Scorcelletti – Isola Tiberina a Roma
Donne che scrivono di Donne – Festival del Romanzo Storico all’Isola del Cinema – Isola Tiberina a Roma
Poesia in Tandem – Poesie di Maria Teresa Laudenzi e Mariano Ciarletta – Isola Tiberina a Roma
Poesia in Tandem – Intervista al Poeta Mariano Ciarletta – Isola Tiberina a Roma
Poesia in Tandem – Intervista alla Poetessa Maria Teresa Laudenzi – Isola Tiberina a Roma
Donne con la Penna, 3a Ed. – La storia di Tonia – Presentazione del romanzo di Cinzia Tani – OpenBar di Ostia Lido
Swing di parole – Captaloona – Intervista all’autore Claudio Fiorentini
Donne con la Penna, 3a Ed. – Femmine che mai vorreste come amiche – Presentazione del libro di Manuela Minelli
Orichalcum – Presentazione del romanzo di Cinzia Baldini – Villa Guglielmi di Fiumicino
Agave – Presentazione della silloge di Poesie di Cinzia Marulli – Villa Guglielmi di Fiumicino
Donne con la Penna, 2a Ed. – Ho voglia di raccontarti una storia di Daniela Scopigno – OpenBar di Ostia Lido
Donne con la Penna, 3a Ed. – Lola Suarez di Simona Bertocchi – OpenBar di Ostia Lido
Donne con la Penna, 3a Edizione – Incontro poetico con Diana Battaggia, Rita Pacilio, Cinzia Marulli e Matilde Vittoria Laricchia – OpenBar di Ostia Lido
Swing di parole – Presentazione di Io e tu dobbiamo parlare di Cristiana Morroni e Guido Oliva
Swing di parole – Il Segreto del Torrione – Presentazione del Libro di Alessandro Da Soller – OpenBar di Ostia Lido
Swing di parole – L’ospite indocile  – Presentazione delle sillogi di poesia di Luciana Argentino
e Variazioni di Maria Teresa Laudenzi 
Swing di parole – L’ospite indocile – Intervista all’autrice Luciana Argentino 
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