Audio

Audio

 

L’intervista a Radio Radio parte al  minuto 1.40.

interviste

Interviste

editing elisir

NICOLA VICECONTI E PATRIZIA GRADITO RACCONTANO “L’ALTRA FORMA DELL’ ASSENZA

DALLA POLITICA AL ROMANZO

I POETI SONO GLI ENZIMI DELLA SOCIETA’

RITA PACILIO, INSTANCABILE POETESSA DALLA VOCE NERA

ECCO LE DONNE DI SIMONA BERTOCCHI

LE COLORATISSIME DAME DI ADRIANA ASSINI

LA PROMESSA MANTENUTA DI CLARA A ELISABETTA

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – PANE, OLIO E…POESIA

CRISTIANA MORRONI E GUIDO OLIVA: PER AMORE E PER E-MAIL

 

interviste

CRISTIANA MORRONI E GUIDO OLIVA: PER AMORE E PER E-MAIL

INCONTRO CON CRISTIANA MORRONI E GUIDO OLIVA

 Quando da un grande Amore nasce un libro che insegna l’Amore

 

16402102_10212211787675277_1773295349_n
Loro due inizialmente non pensavano affatto di trasformare la loro storia d’amore, così intima, sofferta, elaborata, fatta inizialmente di mail, in un libro, perché – hanno garantito – non volevano mettere in piazza fatti così personali e privati. Poi lei, Cristiana, parlando con l’editore per il progetto di un altro libro su cui stava già lavorando, ha accennato a questa cosa di un romanzo fatto di mail e lui, l’editore, ha detto perché non me le fai leggere? E allora lei ha copiato e incollato le loro mail in un botta e risposta, eliminando molte delle oltre quattrocentocinquanta che si erano spediti nel corso di cinque anni. L’editor della casa editrice L’Erudita, ne è rimasto affascinato e ci ha messo un po’ a convincerli a farne un libro.

G. Una bella sera mi sono visto arrivate una lunghissima mail di Cristiana e ancora non avevo fatto caso che erano molte delle nostre mail, che formavano una storia. Le ho detto, anzi per la verità le ho scritto, “Sei impazzita?”. Poi ci ho pensato qualche tempo e sono stato d’accordo, la storia filava e poi del resto noi siamo scrittori e in ogni cosa che scriviamo ci siamo noi sotto mentite spoglie. In questa storia giochiamo a carte scoperte.

C.  Quando con Guido abbiamo iniziato a scriverci, uscivamo da storie volendo anche banali, nel senso che sono storie di molti, ma che ci hanno segnato nel profondo.

ELISIR  Vi siete mai scambiati i ruoli, ovvero Diego Olati-Guido Oliva ha scritto per Lucrezia Marsi-Cristiana Morroni e viceversa?

G.  No, nessuno lo ha mai fatto, ognuno è stato sé stesso fino in fondo.

ELISIR  Questa non è la vostra prima pubblicazione, anche se è la prima e, per ora l’unica, scritta a quattro mani. Cristiana ha scritto varie cose, testi molto tosti, se vogliamo fare un gioco di parole. Testi sulla violenza contro le donne e storie di donne sfigurate dall’acido, anche messi in scena, letteratura erotica, sillogi di poesie con le quali ha anche vinto premi importanti e l’ultimo, “Vento Apparente”, un altro testo tosto, uscito solo in e-book. E se penso agli scritti di Guido Oliva, penso soprattutto alle “365 Storie cattive”, un’ecatombe di uomini e di sentimenti, ma scritto come pochi sanno fare. Cristiana parlaci di Guido come scrittore.

C. Ho assistito ad una sua metamorfosi molto importante, perché da quando ci siamo incontrati la scrittura, ma soprattutto le letture,  sono diventate il perno della nostra storia, un perno fondamentale. Abbiamo fatto il conto e beh, abbiamo letto quasi 1200 libri. Per uno! Ancora oggi continuiamo a confrontarci. Questa metamorfosi è stata come la nascita della farfalla, perché lui era certamente pronto, ma anche tanto condizionato da sé stesso. Mi ricordo le prime volte che ci siamo confrontati, che io ero già un pochino avanti nel percorso e avevo già superato i limiti che lui si poneva, diceva “ma io non riesco a scrivere più di 3  4 pagine, poi mi arrivavano mail di venti pagine che non avevo neanche il tempo di leggere. Io sono molto affascinata dalla sua scrittura e gliel’ho detto: “Farò di tutto per aiutarti ad oltrepassare quei limiti che tu stesso ti poni”. Ora poi sta finendo un romanzo, che però è un romanzo assai complesso e quindi avrà bisogno ancora di tempo per terminarlo.

ELISIR Siete anche editor l’uno dell’altro?

C. Certamente.  Lui nell’ultimo romanzo ha fatto per me un editing meraviglioso, abbiamo lavorato tanto, quasi trecento pagine, scandagliate e analizzate parole per parola, ci abbiamo messo sei mesi. Io credo che lui sia molto più bravo di me.

ELISIR  E tu Guido Oliva che ne pensi di Cristiana Morroni come scrittrice?

G. Io penso che sia bravissima, ho notato che ora è molto più spigolosa, prima era più arrotondata, veniva dal mondo della poesia ed era più poetica anche nella narrativa. Confrontandoci abbiamo cambiato un po’ il nostro stile, non so se in meglio o in peggio, ma ho visto che le prime cose  che lei scriveva avevano un suono diverso ed erano meno incisive. Adesso invece il suono è diventato meno aulico, ma va diretta all’obiettivo.

ELISIR A proposito di modi di scrivere, secondo voi la scrittura ha un sesso, o è asessuata come gli angeli?

C.  Su questo potremmo discutere tanto, ma io da poetessa e da scrittrice posso dire che c’è solo un modo di scrivere ed è scrivere bene. L’ultima che ho letto, la Oates, può essere uomo donna o eunuco, non lo so, so solo che scrive in maniera sublime.

G. Io credo che la bravura non abbia sesso, ho letto libri con personaggi femminili scritti benissimo da uomini e viceversa, certo è difficile,  ma credo che sia possibile, è solo questione di prerogative, di studio, di interesse, di introspezione e di ricerca. “Vento apparente”, l’ultimo romanzo di Cristiana, ha un protagonista maschile e molti di coloro che gli girano intorno sono uomini. Lei ne ha delineato caratteri e personalità fortemente maschili, compiendo una profonda  analisi  psicologica che, se non si leggesse il suo nome in copertina, sono certo che molti giurerebbero che quel romanzo è scritto da un maschio.

ELISIR  Che tipo di metodo avete per scrivere, siete diretti e impulsivi o lavorate su una traccia prefissata?

C. Noi siamo scrittori architetti, prima di fare un romanzo facciamo il progetto, architettiamo tutta la storia, facciamo un lavoro di ricerca e imbastiamo una struttura narrativa su cui in seguito andiamo a lavorare.

ELISIR  Come fa una donna in carriera, manager e mamma, a trovare il tempo per scrivere?

C. L’ultima cosa che mi interessa è avere il libro stampato. Faccio molta fatica a fare le presentazioni. Rinunciamo a tutta la parte commerciale e propagandistica, così risparmiamo tempo. Poi riesco a scrivere perché sono divorziata e non vivo con Guido, riesco a scrivere bene in quei due week end al mese che sono senza figlie.

ELISIR  A pagina 172 del libro c’è una bella affermazione sul “Perché scrivere”. Guido afferma: scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola. Che mi dite in proposito?

G. Ebbene sì, a volte la scrittura è l’unico modo per spegnere la parte dolorante del cervello e accendere la vita. Anche senza scrivere di belle cose, anche il solo fatto di pensare, di costruire una frase, di usare le parole fa star bene anche l’altra parte del cervello. Magari non è sempre così, ma per quanto mi riguarda quasi sempre c’è quest’anestetizzare il cervello.

C. E dire che noi poi con la scrittura spesso la realtà la peggioriamo…

G. Quando io scrivo qualcosa e dico a mia figlia “Guarda, ho finito di scrivere questa cosa”, lei mi dice “Bene. E questa volta quanti ne hai ammazzati?”

C. E’ veramente un’esigenza, ed è senz’altro una terapia. Noi non abbiamo vite normali, specie quando ci siamo rincontrati. C’eravamo persi di vista che eravamo dei ragazzini, avevamo delle famiglie normali, con i motorini, i vestitini sempre sistemati, pieni di vita…Quando ci siamo ritrovati avevamo vite davvero difficili, io ho una figli handicappata, Guido ha avuto un cancro, vive senza un rene, e questa cosa in questo libro è la cosa che spesso esce fuori, ma senza piangerci addosso.

ELISIR  La passione per la scrittura in questo libro è uno dei perni su cui gira tutta la storia, c’è un forum di scrittori, c’è il misurarsi continuamente con le parole, uno sfoggio delle rispettive eloquenze, c’è un corteggiamento in cui le parole diventano lo strumento primo e forse unico per sedurre l’altra e perché voi all’inizio non vi siete ancora incontrati. E tu Diego-Guido sei molto accattivante, cerchi di conquistare questa donna con questi giochi di prestigio di parole, un po’ come fosse la ruota del pavone, usi le parole per affabulare Lucrezia-Cristiana, per incantarla e conquistarla, per farla cadere ai tuoi piedi innamorata. Anche se spesso e volentieri le parole diventano stiletti, dardi di fuoco, questa è anche la componente che rende questo libro impossibile da chiudere, devi leggere in un fiato tutto, fino alla fine. Ma non credi che per uno scrittore potrebbe risultare troppo costruita e falsa questa dichiarazione d’amore? Lei sa che tu sei uno scrittore e viceversa…

G. No, direi di no. Secondo me chi legge questo libro si accorge che non c’è niente di costruito né di premeditato. So che può sembrare impossibile, ma era una sorta di elastico, una sorta di attrazione, un continuare a parlarsi cercando quasi di respingere, quasi a dire “stai attenta”, la parte fisica, il desiderio in questo libro sono molto preponderanti. Ci siamo andati giù anche pesantemente, quello che pensavamo, quello che il cervello ci manifestava sotto forma di desiderio, lo abbiamo messo giù con le parole.

C. Ancora oggi, non passa sera se non ci mandiamo una mail. Lavoriamo insieme, viviamo a venti metri di distanza, ci salutiamo alle undici di sera, ma lui ci resta male se non gli mando la buonanotte con una mail.

G. E certo, mi piace leggere quello che scrive, quindi se non mi arriva quella mail, la sento un po’ come una mancanza. Credo che se mi scrivesse venti pagine di word tutte le sere, ne sarei felice.

ELISIR  Parliamo di segni del Destino che annunciavano che voi due dovevate finire insieme. Ce ne sono stati tanti negli anni. Volete raccontarli voi?

G. Beh, quando vivevo con la mia compagna, capitava diverse volte che al telefono di casa cercassero Cristiana Morroni.

C. E  non era neppure un mio vecchio numero! Poi quando ero sposata e vivevo sulla Laurentina, lavoravo ai Castelli romani, mentre Guido, ho saputo poi, viveva ai Castelli Romani, ma lavorava in zona Laurentina. Quindi, senza saperlo, per anni, ci siamo incrociati sul raccordo anulare in direzioni opposte. E poi ce n’è un’altra molto carina. Quando mia mamma mi venne a prendere a scuola l’ultimo giorno delle medie, prima di trasferirci lontano da lì, venne con la macchina. Quando ho rincontrato Guido, dopo più di trent’anni, lui si ricordava precisamente la targa della macchina di mia madre. Non potevo crederci, allora sono andata a controllare sulle vecchie fotografie, ed era esattamente quella la targa!

ELISIR  Lucrezia Marsi, detta Lù, la protagonista femminile di “Io e tu dobbiamo parlare”, è una con la corazza, una donna forte e tosta, una guerriera, lei stessa si definisce “stronza e bastarda”. Ma poi nella sua vita di donna in carriera e di mamma irrompe Diego Olati e lei lo chiama “cucciolo”, fino addirittura a confessargli che ha bisogno di queste mail per andare avanti. E invece Cristiana Morroni come si definirebbe?

C. Direi uguale uguale a Lucrezia Marsi.

ELISIR  E tu, Guido Oliva, come ti definiresti?

G. Un iperattivo affamato di vita. Posso dire che la mia più grande fortuna è stata la mia malattia. I medici mi dissero “Hai un mese di vita”. Mi son detto che questi trenta giorni che mi restavano non potevo certo farli passare inutilmente. Quel mese è passato, poi ne è passato un altro e altri e altri ancora. Io mi sono licenziato, ho cambiato lavoro, ho lasciato la mia compagna, ho rincontrato Cristiana e ho preso l’abitudine di non far passare i giorni  e la vita inutilmente, perché ho capito che ogni giorno ci sono trenta giorni da vivere al massimo delle possibilità.

ioetudobbiamoparlare

@ElisirLetterario – all rights reserved 

interviste

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – PANE, OLIO E…POESIA

16402352_10212211830436346_298368265_n
PANE, OLIO E…POESIA

Fausta Genziana Le Piane: “Il mio sogno? Essere falconiera”

Incontriamo Fausta Genziana Le Piane, poetessa poliedrica e sperimentatrice di nuove contaminazioni artistiche. E’ una simpatica signora solare e sorridente, un vulcano di idee originali, come ad esempio divulgare la poesia sulle buste del….pane o – perchè no? – sulle etichette del buon olio della Sabina. Quali mezzi migliori per fare arrivare la Poesia agli occhi e al cuore di tutti, magari passando per le tavole imbandite?

ELISIR  Descriviti in tre righe.

FAUSTA   Eclettica, penso che l’arte sia una e perciò mi piace mescolare fotografia, poesia, collages, prosa. Amo molto la natura e l’inserimento dell’arte nella natura, la land Art. Mi sarebbe piaciuto essere falconiera.

ELISIR  Perché scrivere? Come e quando è nata questa necessità?

FAUSTA   Una scelta quasi obbligata, mio padre scriveva. Poesie.

ELISIR  Da buon acquario sei molto versatile: giornalista, scrittrice, saggista, poetessa, artista del collage e tecniche miste. Usi tanti linguaggi per comunicare la cultura e l’arte. Qual è però quello che senti più tuo?

FAUSTA  La poesia, le recensioni e i collages. Ho fondato un bimestrale che fa da ponte tra Roma e la Sabina, “Kenavò”, che in celtico significa “Arrivederci”, sedici pagine a colori, di cui mi piace molto occuparmi e che mi dà molte soddisfazioni.

ELISIR   E come scrivi? Ossia quali sono le modalità che preferisci, penna e moleskine o tablet e pc?

FAUSTA  Una volta scrivevo con l’inchiostro e le penne stilografiche, di cui facevo anche collezione, ho impiegato molto tempo prima di passare al pc e ora non posso più farne a meno.

ELISIR  Qual è il tempo e lo spazio che dedichi alla scrittura?

FAUSTA   Non ci sono regole, qualsiasi momento del giorno o della notte perché non insegno più.

ELISIR  Per la costruzione di un romanzo o di un racconto come procedi? Hai già in mente la trama, butti giù una scaletta, delinei i personaggi, insomma lavori su un progetto prestabilito, oppure vai a braccio, segui l’ispirazione, ti lasci portare dai personaggi?

FAUSTA  Non scrivo romanzi, ma qualche racconto sì. Ho già la trama in mente, direi l’intero racconto e solo in casi rari e a tratti, seguo l’istinto del momento.

ELISIR   Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? Se sì in che modo?

FAUSTA   Penso che questa cosa dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei lettori.

ELISIR  Loro però possono dare un giudizio da…lettori. Elisir vuole conoscere il tuo. Nel tuo percorso poetico, da quando ti sei messa in viaggio senza meta, perché sappiamo che la poesia non sai mai dove ti può portare, sicuramente qualcosa è cambiato, perché sei cambiata tu. Che cosa, il linguaggio, i temi, il modo di affrontarli?

FAUSTA  Sicuramente sono passata da una forma di chiusura in me stessa a una forma più aperta e universale. Sono senz’altro cambiati i temi. Sono comparse altre fonti di ispirazione, il tema celtico, la falconeria (nella strada dove sono nata io, Federico II si riforniva di falchi), i figli. L’amore ha assunto sfumature diverse. Lo stile si è trasformato, nel senso che forse è diventato più duro e più sintetico ancora. Sono una poetessa caratterizzata da economia di parole.

ELISIR   Cosa ti ha dato la scrittura e cosa ti ha tolto?

FAUSTA   Non mi ha tolto nulla e mi ha dato tantissimo. La capacità di esprimere sentimenti e idee, il rapporto con gli altri, l’approvazione e l’autostima. Credo che la parola sia una forma di terapia.

ELISIR   Quindi credi nel valore salvifico della poesia?

FAUSTA  Assolutamente sì. La poesia permette di entrare nel mistero.

ELISIR   Genere di lettura preferito.

FAUSTA  Letteratura, romanzi (pochi), saggi, poesia, talvolta anche gialli. E anche quest’ultima cosa l’ho ereditata da mio padre.

ELISIR   Scrittori e scrittrici preferiti.

FAUSTA   Come poeta, al primo posto c’è Ungaretti. Altri scrittori, beh…Tabucchi, Mario Tobino, Moravia, tra gli italiani. Poi amo molto gli stranieri, Camus, Cortazar, Romain Gary, Hemingway, soprattutto i giapponesi, Murakami, Mishima, Kawabata, Ishiguro, Pamuk. E la lista sarebbe lunga. Tra le donne Marguerite Duras, anche per il suo rapporto con il cinema che amo molto, Violette Leduc, Albertine Sarrazin, Katherine Mansfield, Flannery O’ Connor e anche qui potrei continuare.

ELISIR   E a proposito di generi, secondo te la scrittura ha sesso? C’è una scrittura maschile e una femminile?

FAUSTA   Lo so che molti penseranno che sto dicendo un’eresia e ho discusso molto di questo con Barbèri Squarotti, ma penso ci sia un modo diverso di scrivere che passa attraverso certe specifiche esperienze e sensibilità vissute. Ci sono temi quali la maternità e la paternità che sono espressi in modo diverso, oppure la guerra che è un argomento più tipicamente maschile. Il guardarsi dentro è attività più femminile, lo dice la fisiologia diversa tra uomo e donna, che porta ad una psicologia differente. L’uomo si proietta verso l’esterno, la donna verso l’interno. Animus, anima. Lo stile varia, però sicuramente ciò che diceva Sylvia Plath, “Sto forgiando un’anima. Sono tesa, vibrante come una lampadina rovente”, un uomo non potrebbe scriverlo.

ELISIR   Il libro che vorresti aver scritto.

FAUSTA  “Lord Jim” di Joseph Conrad.

ELISIR   E quello che vorresti salvare da un ipotetico rogo.

FAUSTA  “Il primo uomo” di Albert Camus, una bellissima biografia postuma.

ELISIR  Quali sono gli scrittori con i quali ti sei formata?

FAUSTA  Frequentando la facoltà di Lingue e approfondendo la letteratura, inglese e americana, mi sono formata con i classici dell’ 800, Maupassant, Flaubert, Zola, Balzac, Stendhal, le sorelle Brontë, Conrad, Shakespeare, Sterne e via così.

ELISIR  Una donna che scrive per hobby o per mestiere ha più difficoltà di un uomo, purtroppo ancora oggi. Spesso veniamo accusate, in maniera manifesta o silenziosa, di togliere spazio e tempo agli affetti, alla famiglia. Ci sono stati momenti nella tua vita in cui la scrittura ti ha creato problemi in famiglia o nel quotidiano?

FAUSTA   Assolutamente no. Personalmente sono stata e sono molto fortunata anche se, finché ho insegnato e ho avuto i figli piccoli, il tempo per la scrittura era scarso. Però…ho una stanza tutta per me. E vuol dire molto!

ELISIR   Quale, tra i libri che hai pubblicato, ti ha suscitato più emozioni scrivere?

FAUSTA   Due libri di poesie, “La notte per maschera” e “ Gli steccati della mente”. Mi affascina la cultura celtica presente sia nelle poesie che nei collages. Per me la poesia deve entrare nella vita di tutti i giorni, a Madrid le poesie sono scritte sul selciato delle strade. E’ per questo che, d’accordo con il signor Gentilini (quello delle fette biscottate e dei biscotti), ho realizzato buste per il pane con stampate poesie sul pane a firma di grandi poeti: Plinio Perilli (nella foto, n.d.r.), Dante Maffia, Paolo Ruffilli, Iole Chessa Olivares, Dacia Maraini e altri. Inoltre, avendo una casa d’arte in Sabina e producendo olio, ho realizzato delle etichette con stampato il disegno di una mia amica e poesie sull’olio, sempre di grandi poeti quali Italo Evangelisti, Gabriella Quattrini, Paolo Ruffilli, e molti ancora.

ELISIR   Corsi di scrittura creativa, concorsi letterari, incontri con autori e forum di scrittura. Quali di questi mezzi ritieni sia più utile alla crescita creativa di chi vorrebbe arrivare a scrivere in maniera professionale e pubblicare un libro?

FAUSTA   Nessuno di questi. Con il talento si nasce, poi occorrono molte letture e molto esercizio.

ELISIR   A cosa stai lavorando in questo periodo?

FAUSTA   Ho inaugurato una serie saggi dal titolo: “Invito a…” di cui è già uscito “La meraviglia è nemica della prudenza. Invito alla lettura de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza” (anche in e-book per la Dante Alighieri Editrice). E’ già pronto il libro,“Un’opera, Jean Giono e Un re senza distrazione e un tema, la neve” e sto lavorando al soggetto – sempre saggio – della brughiera in “Il mastino dei Baskerville” di Conan Doyle e “Cime tempestose” di Emily Brontë.

ELISIR  Perché leggere un tuo libro di poesia?

FAUSTA  Normalmente non si legge poesia se non la si ama. Ma consiglio di leggere un mio libro perché si possono scoprire proprie emozioni o sensazioni nascoste o sopite. Inoltre si entra in sintonia con un altro cuore. La poesia aiuta a vivere.

ELISIR  Chi invece non dovrebbe leggere un tuo libro di poesia?

FAUSTA  Chi non ama la poesia.

16295496_10212211799395570_719789865_n

@ElisirLetterario – all rights reserved 

interviste

LA PROMESSA MANTENUTA DI CLARA A ELISABETTA

16389449_10212211920038586_745657032_o
Incontro con la scrittrice Clara Schiavoni che racconta come nasce un romanzo storico e ci trasporta indietro nel tempo con lo straordinario personaggio di Elisabetta Malatesta Varano

Elisir di Parole incontra Clara Schiavoni, raffinata signora dalla voce dolce, due occhi verdi che incantano e una grande qualità che traspare anche da tutta l’intervista, la determinazione. Marchigiana, laureata in sociologia, insegnante in pensione, Clara ha scritto e pubblicato cinque libri, alcuni di questi inseriti nell’ambito della letteratura per l’infanzia. Ad Elisir di Parole Clara racconta di sé come scrittrice, ma soprattutto ci accompagna in una dimensione che ha del metafisico, svelandoci come la protagonista del suo ultimo romanzo, Elisabetta Malatesta Varano, “le ha chiesto” anche con una certa insistenza, di raccontare la sua storia. Che ha germogliato in una Clara bambina, è maturata durante tutta la vita dell’autrice e ha finalmente dato il suo frutto con il romanzo “Sono Tornata. Elisabetta Malatesta Varano: l’amore, il dolore, il potere”.

Il curioso incontro tra Elisabetta e Clara ha del paranormale. E se è vero che le cose non avvengono per caso e che troppe coincidenze incastrate ad hoc esulano dal significato di coincidenze, possiamo davvero credere che l’ultimo affascinante romanzo della Schiavoni sia nato anche grazie a un’indefinibile richiamo giunto da altre dimensioni.

ELISIR- Come è nata l’idea di raccontare proprio la storia di Elisabetta Malatesta Varano, personaggio storico sconosciuto ai più?

CLARA – Sono nata in una cittadina vicina a Camerino, in provincia di Macerata e fin dalla più tenera età mio nonno materno mi portava con sé percorrendo con il suo calesse la strada che si snoda ai piedi di Rocca Varano (nove chilometri da Camerino), il castello delle fate ai miei occhi di bambina. Un castello che si è impresso nella mia anima grazie anche ai racconti del nonno sulle gesta dei Varano e la visione della Rocca non mi ha abbandonata più, portandomi senz’altro ad amare l’epoca medievale, ad approfondire, nel tempo, la mia conoscenza sui Varano, signori di Camerino – e in alcuni periodi di quasi l’intero territorio attuale delle Marche – dalla metà del 1200 alla metà del 1500.

Nonno e io sul calesse, lui narrava io ascoltavo, mentre mi dicevo che sul castello avrei scritto un libro. E per molti anni una narrazione fantastica che parlava d’armi, di cavalieri e d’amore ha vagato nella mia mente. Ancora non sapevo che il pensiero è potente e che tutto torna: il tempo per realizzare il mio desiderio è giunto e lo studio sul casato Varano mi ha preso totalmente con l’obiettivo di ricavarne un saggio storico. Ma un giorno, in un tomo di Deputazione di Storia Patria dello storico Bernardino Feliciangeli, mi sono imbattuta in tre righe che parlavano di una certa Elisabetta Malatesta Varano, la quale, con una fuga rocambolesca, nell’agosto del 1433 è riuscita a salvare i suoi figli e il nipote Giulio Cesare dalle mire omicide dei cognati Gentilpandolfo e Bernardo Varano. “Ma come ha fatto?” mi sono domandata. E giù a pensare, a cercare di capire, a reperire documentazione su questa donna coraggiosa, per rendermi conto che la vita di Elisabetta era avvolta nella nebbia, non si trovava quasi nessun documento che la riguardasse. Intanto la sua figura ingigantiva dentro di me ed era forte la sensazione che Elisabetta mi chiedesse di illuminare la sua vita. Lei e io in simbiosi completa. Così ho iniziato di nuovo ad andare per biblioteche, per archivi a Roma, a Parma, a Firenze, a Pesaro finché, finalmente, non ho trovato qualche traccia documentaria che la disvelava un po’. A questo punto l’idea del saggio storico sui Varano mi stava stretta ed è nata l’idea del romanzo storico incentrato su Elisabetta.

ELISIR – Tiriamo a indovinare: la prima presentazione di questo tuo libro l’hai fatta a Camerino, a “casa” di Elisabetta?

CLARA – Anche io credevo che sarebbe andata come provate a indovinare, invece “Sono tornata” è stato presentato in anteprima a luglio, a grande richiesta della filosofa delegata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, Esther Basile, all’Alta Scuola di Filosofia che si tiene ogni anno a Castel di Sangro (L’Aquila), e in seguito, anche a Narni, al Festival “Alchimie di linguaggi Femminili”. La grande presentazione a Camerino, ovvero la “Presentazione” come amo definirla, è avvenuta solo venti giorni più tardi, nella sala Giulio Cesare del palazzo di Elisabetta, denominato Palazzo ducale dall’inizio del 1500, con un tripudio e un’accoglienza meravigliosi. Elisabetta ha avuto tutti gli onori che meritava e, modestamente, li ho avuti anche io che mi ero data tanto da fare per organizzare un evento degno di tale nome, più che per me, per lei, Elisabetta, la mia eroina. Ai tre relatori, lo storico camerte professor Pier Luigi Falaschi, l’avvocato Giuseppe de Rosa, Valerio Franconi di Visso, si è aggiunto anche Daniele Salvi, Assessore alla Cultura della Regione Marche, insomma Elisabetta da qualche sconosciuta dimensione, si stava adoperando anche lei e mi arrivavano consensi, ospiti, relatori, doni insperati e preziosi. Esther Basile, innamorata di Elisabetta, ha voluto partecipare ed è arrivata da Napoli con il suo seguito di amiche letterate. Con il mio editor Enrico Guida i relatori sono stati otto! E tutti bravi a mantenersi nei tempi e a incastrare le loro relazioni ad arte. Ognuno ha trattato un aspetto diverso del libro, dallo storico al letterario, dalla letteratura di genere all’analisi psicologica dei personaggi, a cui ho aggiunto la descrizione del mio particolare feeling con la “personaggia” Elisabetta. Ala fine c’è stata un’ovazione da parte delle centocinquanta e più persone intervenute. Non nascondo che mi sono commossa. Elisabetta era lì con noi, la festa avveniva a casa sua, in qualche modo era… veramente tornata a casa!

ELISIR – La storia di Elisabetta Malatesta Varano racconta le inclinazioni e il carattere delle Donne di tutti i tempi: la forza d’animo e la grazia, la determinazione e la femminilità, l’astuzia, il coraggio e la capacità di portare in salvo figli e nipoti, la voglia di giustizia e la pazienza, la capacità di cadere e di rialzarsi, sempre e comunque. Elisabetta Malatesta è un personaggio quanto mai attuale. Quanto c’è di Clara, donna di oggi, in Elisabetta, donna di un’altra epoca, ma con sentimenti eterni? In altre parole, è accaduto anche a te quel fenomeno meglio noto come “transfert dello scrittore”?

CLARA – Mi sono appassionata e immedesimata in Elisabetta totalmente, siamo diventate una sola persona, la sentivo sempre vicina a me e ci parlavo anche. D’altra parte l’affinità elettiva fra due anime storicamente collocate a distanza di secoli è accertata: la sottile dinamica di transfert e controtransfert che si instaura tra scrittrice e personaggio da lei descritto costituisce l’occasione per rendere esplicito ciò che vive implicitamente dentro di noi e che chiede solo di essere portato alla luce. Posso dire che è come se Elisabetta mi avesse preso per mano accompagnandomi nelle stagioni della mia vita. Inoltre, l’esigenza di cogliere aspetti sottili della dimensione interiore, quelle costanti universali e umane che certamente costituiscono gli eterni dell’uomo, stati e dinamiche che appartengono intrinsecamente all’essere umano, oltrepassano il tempo che approda a una specie di eterno presente, ad una sospensione e ad una vittoria sul tempo, a una sua dilatazione infinita. In tantissime occasioni i lettori hanno affermato che Elisabetta è Clara. E io non posso dargli torto.

ELISIR – Quanto tempo è durato il lavoro di ricerca storica tra archivi e biblioteche? E, in seguito, quanto è durata la stesura del romanzo?

CLARA –  archivi, biblioteche, sopralluoghi a Camerino e dintorni, a Visso, a Pesaro in diverse ore del giorno, in mesi e stagioni differenti e visite a varie pinacoteche, il lavoro di ricerca storica dai tre anni previsti si è prolungato di un ulteriore anno. E, fatto questo, la stesura del romanzo ha richiesto altri due anni di full immersion.  bozza del saggio storico, supervisionata dallo storico Pier Luigi Falaschi, che ha convalidato tutte le date, sono passata al lavoro di caratterizzazione dei personaggi, scavando nella loro psicologia, allo sviluppo delle ambientazioni interne ed esterne, alle descrizioni del paesaggio, a ricerche su vestiario e gioielli di quell’epoca, al tipo di alimentazione, di illuminazione e su vari usi e costumi propri del periodo in cui visse Elisabetta. A questo punto il romanzo ha preso l’avvio.

ELISIR – Accidenti, non è stato un percorso semplice e tantomeno veloce! Un lavoro quasi da orafo cesellatore, una ricerca così minuziosa e paziente non poteva che produrre un “gioiello prezioso”. Quali sono stati gli ostacoli, se ce ne sono stati, che hai incontrato?

CLARA – Reperire la documentazione storica è stato l’ostacolo principale, ma, grazie a una serie di coincidenze – e sono totalmente convinta che niente succede per caso – ho conosciuto due camerti: i già citati professor Pier Luigi Falaschi, storiografo e saggista, l’avvocato Giuseppe de Rosa, scrittore amante della sua terra, e Valerio Franconi, curatore della biblioteca di Visso. Tutti e tre mi hanno supportato indicandomi a quale materiale documentario dovevo riferirmi, ma mi sento di affermare che senza il supporto del professor Falaschi, colui che mi ha indicato la via, che illuminato il percorso che ormai avevo deciso con grande determinazione di intraprendere, il libro non sarebbe mai nato. Questo mio “angelo custode” ha letto la prima e la seconda bozza, con infinita pazienza e attenzione. A lui va tutta la mia riconoscenza per la disponibilità mostratami, per il tempo speso con me nei vari sopralluoghi e per tutti i consigli che mi ha elargito, storici e non, tesi a migliorare il testo e a renderlo perfetto.

ELISIR – Com’è stato raggiunto il felice connubio tra realtà storica e ricostruzione di ciò che mancava?

CLARA – Il felice connubio credo sia nato anche grazie alla mia immedesimazione nei personaggi, nei loro stati d’animo a seconda delle vicende che stavano vivendo. Momenti di immedesimazione intensi in cui perdevo la nozione del tempo e dello spazio. Il romanzo è basato sulla storia, ma in alcune parti prevale la manzoniana verosimiglianza storica: qualche congettura e qualche invenzione sono presenti nel testo. In particolare non si sa se la galleria di fuga della Rocca di Visso sia esistita e se l’amore tra Elisabetta e Venanzio sia leggenda o realtà.

ELISIR – Hai avuto momenti di scoramento?

CLARA – Certamente, all’inizio quando ho avuto difficoltà a reperire la documentazione storica che mi serviva. Ma anche durante lo studio degli “Atti e Memorie” di Bernardino Feliciangeli a causa dell’intreccio fittissimo di battaglie nella Marca, di alleanze che venivano disattese nel giro di poco tempo, di altre che le sostituivano, lì il rischio di perdersi è stato grande.

ELISIR – Tu che hai lavorato per tanti anni come maestra di scuola elementare e tra i tuoi cinque libri pubblicati ce ne sono anche due per bambini, qual è il tuo rapporto con quel fanciullino che è in ognuno di noi, tanto caro al Pascoli?

CLARA – Ho iniziato con lo scrivere per i bambini pubblicando “L’isola dei colori. Diventare Uno per vincere il male” arrivato tra i libri finalisti al concorso Onda d’Arte 2010 di Ceriale, nonché primo per il settore Letteratura per l’infanzia al Premio “Circe, una donna tante culture” 2011 di Monterotondo e “Lillo e Bianco, due gattini fratellini”. L’idea era di continuare a dare soddisfazione a quel fanciullino che è in me, come dovrebbe essere per ognuno di noi, ma in quel periodo ho conosciuto l’inglese Susan Phoenix, mia grande ispiratrice. Rispondendo al suo libro con il mio “Il viaggio del mio cuore – Parlando con Susan”, sono passata ad altro genere letterario continuando a incontrare, in meditazioni ad hoc, il “mio fanciullino” o, meglio, la mia fanciullina, con la quale raggiungo il nostro particolare punto di incontro, lei corre verso di me io verso di lei e ci abbracciamo, forte, ci raccontiamo in un afflato unico. Mai potrei fare a meno di lei. Il nostro è un momento catartico, purificatore, input per un nuovo agire.

ELISIR – Secondo Clara Schiavoni cos’è che fa la differenza tra una persona a cui piace scrivere e uno scrittore? Basta aver pubblicato un libro per essere consacrati “Scrittori”?

CLARA – Scrivere è una terapia dell’anima e più si scrive, più si è portati a farlo. Chiunque può cimentarsi a riempire fogli di parole e fa bene se gli fa piacere farlo, ma questo non consacra certo scrittori. Lo Scrittore, oltre al talento, possiede quel certo quid che o si ha o non si ha. E anche un background culturale.Per l’autore de “Il gattopardo” è stato sufficiente aver pubblicato un libro per essere consacrato scrittore. La stessa cosa non vale per molti altri. Mi vengono inviati manoscritti orripilanti che rimando al mittente, nel tempo vengono comunque pubblicati, senza editing, da editori pirati e truffaldini e così gli autori si sentono scrittori nati.

ELISIR – E’ noto che per essere uno scrittore bisogna aver letto molto. Tu quanti libri leggi all’anno?

CLARA – Ne leggo anche tre al mese, fate voi il conto. La lettura è stata il mio primo amore e continua a esserlo, non potrei vivere senza immergermi in un libro. Ogni buon libro, anche i saggi a volte, è un’avventura affascinante, una vita in più che si vive e che si fatica a lasciare.

ELISIR – Qual è il libro che è ora sul tuo comodino?

CLARA – Sto leggendo “La bottega dello speziale”, Venetia 1118 d.C. di Roberto Tiraboschi, dopo aver appena terminato “La pietra per gli occhi”, Venetia 1106 d.C, sempre dello stesso autore.

ELISIR – Cita due scrittori italiani e due stranieri che ti rappresentano o che sono stati determinanti per la tua formazione letteraria.

CLARA – Per la mia formazione letteraria storica mi sento debitrice nei confronti di Umberto Eco che è stato per me un punto di riferimento a partire dalle profondissime conoscenze storiche: la precisione dei riferimenti storici è importantissima. Ho cercato anch’io di unire la credibilità storica con una parte di invenzione romanzesca che però rispecchiasse tutto l’immaginario del Medio Evo.

Anna Maria Ortese che mi incanta sempre, ogni volta che la rileggo, per il “realismo magico” dei suoi primi racconti, per l’invenzione fantastica di tipo surrealistico, per l’argomentazione saggistica, per la documentazione neorealistica nei romanzi del dopoguerra, per la carica simbolica e lirica che traspare da ogni suo scritto.

Thomas Mann per l’acuta analisi e descrizione psicologica dei personaggi, perché fin dalla prima pagina di un romanzo o di un suo racconto si entra in un universo romanzesco totale, catturati dalla forza straordinaria della realtà rappresentata. Thomas Mann sa creare personaggi, evocare luoghi, rendere atmosfere che danno al lettore l’impressione di vivere all’interno della storia da lui imbastita.

Virgina Woolf, perchè adoro la sua capacità di tradurre nella scrittura la fugacità delle impressioni, di dissolvere le forme tradizionali del racconto nel flusso di coscienza per approdare alla  liberazione dalle regole del realismo psicologico scendendo lentamente in un  precario  “attraversamento delle  apparenze”, nel cuore delle incertezze dell’essere.

ELISIR – Il libro che vorresti aver scritto.

CLARA – “Le ore” in cui lo statunitense Michael Cunningham racconta i destini intrecciati di tre donne, che vivono in luoghi e momenti storici diversi, ma sono in qualche modo legate dal romanzo “La signora Dalloway” di Virginia Woolf. La prima è proprio la Woolf, autrice del libro e raccontata nei momenti più feroci della depressione che la portò a togliersi la vita. La seconda è Laura Brown, una madre di famiglia che nell’America degli anni cinquanta, anche grazie al libro della Woolf, troverà il coraggio di cambiare vita. E infine c’è Clarissa Vaughan, un’intellettuale newyorkese che dai tempi del college vive col nomignolo di Mrs. Dalloway per le sue somiglianze col personaggio creato da Virginia Woolf. E “Le ore” nasce proprio come un omaggio di Cunningham alla Woolf, sua musa ispiratrice.

ELISIR – Tu sei una donna impegnata, mamma e anche nonna. Qual è il “tuo tempo” per scrivere?

CLARA – Il mio momento per scrivere è in ogni momento, quando non ho con me carta e penna scrivo nella mia mente, comunque preferisco la notte. E a proposito del mio essere orgogliosamente nonna, indovinate come si chiama la mia nipotina? Elisabetta, certo! Poteva essere diversamente?

ELISIR – Cos’è per Clara Schiavoni la scrittura?

CLARA – E’ una full immersion in me stessa.

ELISIR – Anche Clara Schiavoni, come i grandi scrittori del passato, gira con la Moleskine e una penna in borsa per appuntare idee e flash di vita quotidiana, oppure preferisce raccogliere idee di fronte a uno schermo del computer ?

CLARA – Sempre taccuino e penna a portata di mano, anche sul comodino.

ELISIR – Cosa consiglieresti a chi ha il famoso libro nel cassetto e vorrebbe iniziare l’arduo percorso della ricerca dell’editore giusto?

CLARA – Di iniziare l’ardua ricerca: bisogna sempre provare.

ELISIR – A tuo parere, in Italia la crisi è dell’editoria o è una crisi culturale?

CLARA – Purtroppo l’editoria italiana sta attraversando un pesante momento di crisi: ha scontato, più di altri, la contrazione dei consumi da parte degli italiani. Non solo, accanto al calo della domanda generale assistiamo ormai da qualche anno a un calo della domanda di cultura. Ne è una dimostrazione la chiusura di molte librerie indipendenti, ormai una specie in via di estinzione. Questo ha comportato anche un cambio repentino di rotta per quanto riguarda la produzione. Non è così difficile trovare case editrici che curavano libri di qualità virare sul genere fantasy, sperando di poter attecchire nella fetta di mercato dominata dai teenager, con l’obiettivo di trovarsi un’impennata delle vendite.

ELISIR – Hai raccontato la storia di Elisabetta Malatesta Varano in maniera molto evocativa e cinematografica. Leggendo il tuo libro sembra quasi di vedere un film. E se questo libro davvero diventasse un film, chi vorresti che lo dirigesse e quali attori, se potessi scegliere, vedresti adatti nei ruoli di Elisabetta e dei protagonisti principali del tuo romanzo?

CLARA – Regista Virzì. Monica Bellucci sarebbe una Elisabetta perfetta come anche Raoul Bova nei panni di Venanzio.

ELISIR – Stai lavorando a un prossimo romanzo? Ci puoi anticipare qualcosa?

CLARA – Attualmente sto revisionando la bozza di Sono tornata 2 (ma il titolo sarà diverso) che il mio editor ha letto e mi ha restituito con i suoi consigli. Sono quindi sempre e comunque a stretto contatto con Elisabetta.

16343670_10212211919718578_1637618721_n

@ElisirLetterario – all rights reserved 

interviste

LE COLORATISSIME DAME DI ADRIANA ASSINI

LE COLORATISSIME DAME DI ADRIANA

Incontro con Adriana Assini, scrittrice e acquarellista

16344390_10212211991600375_245046533_n
In un mondo a tinte forti, fatto di urla, prepotenza e volgarità, incontrare Adriana Assini in una sala da thè fa bene all’anima e al sistema nervoso. Adriana è una signora garbata e gentile, elegante ed ironica che parla sottovoce sorridendo. Ma la sua grande dote è quella di ritrarre pulzelle e signore vissute in altri secoli, dame bizantine e rinascimentali, imperatrici e fattucchiere, sia con la penna sia con i suoi meravigliosi acquerelli dai colori solari e brillanti. E questa abilità ha fatto sì che Adriana Assini, romana, quotatissima pittrice e romanziera, venga invitata nelle università e nei circoli di tutta Europa a raccontare e mostrare le sue signore di un tempo che, a quanto pare, provavano le medesime insoddisfazioni e ribellioni delle signore dei giorni nostri.

ELISIR –  Domanda d’obbligo per qualsiasi scrittore: cos’è per te la scrittura? E l’arte?

ADRIANA – Uno straordinario mezzo per esprimere una parte della mia creatività, così come avviene con la pittura. Una cosa che ripeto spesso nelle interviste è che, per raccontare, non mi basta affidarmi alla sola penna, mi servo a piene mani anche dei colori e dei pennelli. 

L’arte? Che altro se non l’espressione estetica della profondità dell’animo? Il felice risultato dell’incontro tra il proprio bagaglio culturale con il mondo delle emozioni e la propria creatività.

ELISIR – Adriana, perché scrivere? Come e quando è nata questa necessità?

ADRIANA – Si scrive quando parlare non è sufficiente a esprimere quanto abbiamo da dire, da raccontare, da condividere. Si scrive quando alla passione per le “parole” si aggiunge l’amore incondizionato per la carta, che sia d’Amalfi o “uso mano”, per le penne e gli inchiostri. A 11 anni ho scritto il mio primo romanzo. Un polpettone.

ELISIR –  In che modo prendi appunti? Moleskine, bloc notes e penna, rigorosamente a mano, oppure I pad o altro tablet?

ADRIANA – Sono un’estimatrice dei quaderni Paperblanks. Ne ho una vera e propria collezione e, cosa simpatica, tempo fa l’azienda canadese mi ha dedicato un piccolo spazio sul suo blog   http://blog.paperblanks.com/2011/07/adriana-assini/

ELISIR –  Ami ciò che scrivi dopo averlo scritto?

ADRIANA –  Se non lo amassi, non lo darei alle stampe. Sono piuttosto severa con me stessa. Questo però, non esclude che a distanza di anni possa rimettere mano a vecchi testi, rivedendoli sulla base di ciò che, nel frattempo, è cambiato nel mio modo di essere-vivere-sentire, e quindi di scrivere.

ELISIR –  Qual è il tuo tempo e il tuo spazio migliore per scrivere?

ADRIANA – D’inverno, d’estate, a casa o su un treno; ovunque ci sia il modo di stare seduti con a disposizione gli strumenti del mestiere. Possibilmente con accanto una tazza di tè allo zenzero e cannella.

ELISIR –  Com’è nata l’idea di questo affascinante romanzo, “La Riva Verde”?

ADRIANA –  Nel corso di una ricerca, mi sono imbattuta nelle dame della Compagnia della Conocchia, una combriccola di donne che farebbe invidia ai circoli femminili e femministi di oggi. Le ho inseguite   sui libri e ne ho tratto poi lo spunto per la storia oggetto del romanzo.

ELISIR –  E’ perché tu sei una fine e quotata acquarellista e giochi sempre con i colori, che racconti di tintori rivali che si sfidano per amore e professione?

AADRIANA – L’occasione di narrare cosa succedesse all’epoca – parliamo della seconda metà del Trecento – nelle seducenti “officine del colore” di Bruges era troppo ghiotta per poterla trascurare. Le feroci contrapposizioni tra le Corporazioni rivali, i tintori del blu e quelli del rosso, fanno parte della storia della cittadina fiamminga in cui è ambientato il romanzo, e svelano molte curiosità e retroscena legati alla simbologia dei colori, frutto di retaggi, usi e credenze tradizionali, e sorprendentemente condizionata da valenze religiose, economiche e sociali che, seppure con sfumature diverse, appartengono a tutte le culture occidentali.

ELISIR – Cos’è la “Riva Verde” oltre ad essere uno dei numerosi canali della città di Bruges ?

ADRIANA – Spero una godibile e avventurosa passeggiata nel passato, con la sorpresa di scoprire quanto sia cambiato il mondo da allora, ma ancora di più in quante cose, al di là degli interventi di “cosmetica”, sia ancora oggi uguale a ieri. Credo, inoltre, che il romanzo possa suggerire molti spunti di riflessione in vari campi: la condizione femminile, il rapporto delle classi lavoratrici con il potere, le lotte intestine in una società in continuo movimento. Il tutto, dando anche una chiave di lettura non scontata su taluni argomenti, oltre a nozioni divertenti che vanno a sfatare qualche luogo comune, qualche errato convincimento. Non tutti sanno, per esempio, che molto spesso non era per devozione se sciami di donne partivano per il pellegrinaggio. Con la scusa dell’omaggio al Santo di turno, avevano l’occasione di viaggiare, fare esperienze, divertirsi, prendendosi una lunga pausa dalla noia quotidiana e dalle incombenze domestiche. Soprattutto però, potevano sottrarsi per qualche settimana all’asfissiante controllo di parroci, padri, fratelli, mariti…

ELISIR – Attualissimo per i corsi e ricorsi storici a distanza di circa 700 anni, la rivolta degli artigiani contro l’aumento delle tasse, l’arroganza dei potenti, la rassegnazione delle classi sociali più basse, “La Riva Verde” è anche un romanzo politico e si presta a numerose chiavi di lettura: il femminismo e la femminilità, la politica appunto, la forza, la complicità e la sorellanza delle donne anche nei secoli passati, e questo riguarda anche tutti gli altri tuoi romanzi, dove le eroine e le antieroine sono sempre donne in gamba. Possiamo affermare che Adriana Assini è una femminista?

ADRIANA – Perché no? Sebbene io sia piuttosto refrattaria alle etichette, classificazioni e caselle, perché mi vanno sempre tutte strette, mi rendo conto che a volte le semplificazioni rendono la conversazione più snella, il ragionamento più immediato. Vero è che sto spudoratamente dalla mia parte, e che nel difendere me stessa, le mie aspettative, il mio stare nel mondo, devo per forza difendere i diritti di tutte le altre donne…

ELISIR – Adriana, sei più artista del pennello o più letterata? I linguaggi sono differenti e tu li usi mirabilmente entrambi, ma cambia anche il processo creativo oppure segue lo stesso iter?

ADRIANA – Raccontare, raccontare, raccontare. Il mezzo è diverso, ma il risultato è lo stesso. Del mio processo creativo, so soltanto che a un certo punto mi viene l’idea per un quadro o per un romanzo. Cosa mi abbia ispirata in quel momento appartiene ai piccoli misteri della mente, ai giochi della fantasia. So però che nessuna idea viene dal nulla. Ognuno di noi ha una storia, un bagaglio culturale, un carico di immagini immagazzinate nel corso del tempo a cui fare riferimento, consapevolmente o meno…

ELISIR –  Quando hai realizzato il tuo primo acquerello e quando hai pubblicato il primo libro?

ADRIANA – Tantissimi anni fa, in entrambi i casi.

ELISIR – “Lo scettro di seta”, “Il bacio del diavolo”, “Nella foresta di Soignes”, “Gilles che amava Jeanne”, “Vico de’ Figurinai”, “Un sorso di arsenico”, “Il mercante di zucchero”, “Le rose di Cordova”, “La Riva Verde”….perché solo romanzi storici?

ADRIANA – Amo la Storia e mi piace rivisitarla, con la pretesa di rileggerne con altri occhi e con un diverso spirito taluni avvenimenti di mio interesse, ponendo un’attenzione nuova su chi, di quelle vicende, si rese protagonista. Un esempio? Nel 1517, il capopopolo palermitano Gianluca Squarcialupo, sulle cui vicende è incentrato Il mercante di zucchero, si mise a capo di un’ incredibile rivolta contro il malgoverno spagnolo. Pagò a caro prezzo la sua alzata di testa, ma nei libri di Storia non si fa alcun accenno a lui, né allo scandaloso intrigo di cui rimase vittima.

ELISIR – Che tipo di lavoro c’è dietro un romanzo storico?

ADRIANA – Lo studio delle fonti, la verifica incrociata dei dati, la cura nell’evitare anacronismi. Un gran bel lavoro.

ELISIR – Spesso i tuoi libri vengono tradotti in altre lingue, ma se vai a rileggerli, ritrovi gli stessi significati che volevi dargli tu o ti sembrano altre storie?

ADRIANA – In spagnolo, li ritrovo ampiamente (con tutti i limiti – inevitabili – che comportano le traduzioni, visto che spesso la costruzione delle frasi, ma perfino la lunghezza e il suono delle singole parole può variare di molto da una lingua all’altra). La mia imperfetta conoscenza dell’inglese, invece, non mi permette di approfondire molto, se non quel tanto che basta per capire che…è proprio un altro idioma!

ELISIR –  Il pubblico straniero, sia i tuoi lettori sia gli acquirenti dei tuoi meravigliosi dipinti, è diverso da quello che hai in Italia?

ADRIANA – Credo che all’estero, in generale, ci sia una maggiore sensibilità verso tutte le forme artistiche: si frequentano di più i luoghi della cultura e si ha una più grande familiarità con la lettura. Parlo dei Paesi europei che conosco meglio: Belgio, Spagna, Francia, Inghilterra. D’altronde, non è una novità, l’Istat ce lo ricorda ogni anno che in Italia un’impressionante percentuale di cittadini dichiara di non aver mai preso un libro in mano o di non aver mai visitato una mostra.Va da sé che, uscendo dai confini nazionali, chi ha qualcosa di buono da dire o di bello da esibire ha pure qualche chance in più di riuscire a farsi notare.

ELISIR –  Quanto c’è di autobiografico nei tuoi romanzi? C’è un personaggio che ti rispecchia più degli altri?

ADRIANA – No, nessuna tentazione autobiografica. Amo tutti i miei personaggi (altrimenti non li avrei scelti) e… non li metto in concorrenza tra di loro. Di ognuno c’è un aspetto, una caratteristica caratteriale che prediligo. La determinazione di una, l’amor proprio di un altro, il sentimento di ribellione di un’altra ancora. Se mi piacciono è perché hanno tutti qualcosa di me, ma nessuno mi assomiglia.

ELISIR – I tuoi autori preferiti?

ADRIANA – Yourcenar, Borges, Pasolini, Chrétien de Troyes, Simenon, De Beauvoir…

ELISIR – Il libro che hai ora sul comodino?

ADRIANA – Le bonheur dans le crime, Barbey d’Aurevilly.

ELISIR – Un libro, ma solo uno, che salveresti dalla distruzione del pianeta.

ADRIANA – Memorie di Adriano, Yourcenar.

ELISIR – E il libro che vorresti avere scritto?

ADRIANA –  Memorie di Adriano

ELISIR – Quando ti accingi a scrivere un romanzo, hai già in mente la trama, il dipanarsi della storia, oppure la caratterizzazione dei personaggi avviene strada facendo?

ADRIANA – L’impianto generale è solido sin dall’inizio, e pure i personaggi sono già ben delineati ancora prima di “entrare in scena”. Via via che procedo con la scrittura, affino il tutto, apporto qualche cambiamento, aggiungo particolari…

ELISIR – Consigli tecnici e pratici a scrittori esordienti?

ADRIANA – Più si legge, più si padroneggia la lingua, più s’impara a scrivere. Il talento, però, non si insegna e non si impara: un dato di fatto con cui siamo chiamati a fare i conti.

ELISIR – Cos’è che fa di una persona che scrive uno “Scrittore”? Come avviene la consacrazione da…scrivano a…Scrittore?

ADRIANA – Il talento a cui accennavo poc’anzi. Un ingrediente insostituibile, della cui pianta non si vende il seme. La consacrazione è però un’altra cosa. Dipende dall’attenzione che ricevono le nostre opere, e può arrivare dai lettori, dai favori della critica letteraria o da entrambi le parti. Una piccola provocazione? Non è sempre detto che un titolo in testa alle classifiche dei libri più venduti voglia dire che si è scrittori e non scrivani.

ELISIR – Puoi dirci a cosa stai lavorando ora?

ADRIANA – Aspetto l’uscita, ormai prossima, di un mio nuovo romanzo (sorpresa!), ma nel frattempo ne sto sistemando un altro, e per non trascurare i pennelli, preparo, con calma, una mostra autunnale oltre frontiera.

 16402425_10212211991680377_1707838700_n

@ElisirLetterario – all rights reserved