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LE COLORATISSIME DAME DI ADRIANA ASSINI

LE COLORATISSIME DAME DI ADRIANA

Incontro con Adriana Assini, scrittrice e acquarellista

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In un mondo a tinte forti, fatto di urla, prepotenza e volgarità, incontrare Adriana Assini in una sala da thè fa bene all’anima e al sistema nervoso. Adriana è una signora garbata e gentile, elegante ed ironica che parla sottovoce sorridendo. Ma la sua grande dote è quella di ritrarre pulzelle e signore vissute in altri secoli, dame bizantine e rinascimentali, imperatrici e fattucchiere, sia con la penna sia con i suoi meravigliosi acquerelli dai colori solari e brillanti. E questa abilità ha fatto sì che Adriana Assini, romana, quotatissima pittrice e romanziera, venga invitata nelle università e nei circoli di tutta Europa a raccontare e mostrare le sue signore di un tempo che, a quanto pare, provavano le medesime insoddisfazioni e ribellioni delle signore dei giorni nostri.

ELISIR –  Domanda d’obbligo per qualsiasi scrittore: cos’è per te la scrittura? E l’arte?

ADRIANA – Uno straordinario mezzo per esprimere una parte della mia creatività, così come avviene con la pittura. Una cosa che ripeto spesso nelle interviste è che, per raccontare, non mi basta affidarmi alla sola penna, mi servo a piene mani anche dei colori e dei pennelli. 

L’arte? Che altro se non l’espressione estetica della profondità dell’animo? Il felice risultato dell’incontro tra il proprio bagaglio culturale con il mondo delle emozioni e la propria creatività.

ELISIR – Adriana, perché scrivere? Come e quando è nata questa necessità?

ADRIANA – Si scrive quando parlare non è sufficiente a esprimere quanto abbiamo da dire, da raccontare, da condividere. Si scrive quando alla passione per le “parole” si aggiunge l’amore incondizionato per la carta, che sia d’Amalfi o “uso mano”, per le penne e gli inchiostri. A 11 anni ho scritto il mio primo romanzo. Un polpettone.

ELISIR –  In che modo prendi appunti? Moleskine, bloc notes e penna, rigorosamente a mano, oppure I pad o altro tablet?

ADRIANA – Sono un’estimatrice dei quaderni Paperblanks. Ne ho una vera e propria collezione e, cosa simpatica, tempo fa l’azienda canadese mi ha dedicato un piccolo spazio sul suo blog   http://blog.paperblanks.com/2011/07/adriana-assini/

ELISIR –  Ami ciò che scrivi dopo averlo scritto?

ADRIANA –  Se non lo amassi, non lo darei alle stampe. Sono piuttosto severa con me stessa. Questo però, non esclude che a distanza di anni possa rimettere mano a vecchi testi, rivedendoli sulla base di ciò che, nel frattempo, è cambiato nel mio modo di essere-vivere-sentire, e quindi di scrivere.

ELISIR –  Qual è il tuo tempo e il tuo spazio migliore per scrivere?

ADRIANA – D’inverno, d’estate, a casa o su un treno; ovunque ci sia il modo di stare seduti con a disposizione gli strumenti del mestiere. Possibilmente con accanto una tazza di tè allo zenzero e cannella.

ELISIR –  Com’è nata l’idea di questo affascinante romanzo, “La Riva Verde”?

ADRIANA –  Nel corso di una ricerca, mi sono imbattuta nelle dame della Compagnia della Conocchia, una combriccola di donne che farebbe invidia ai circoli femminili e femministi di oggi. Le ho inseguite   sui libri e ne ho tratto poi lo spunto per la storia oggetto del romanzo.

ELISIR –  E’ perché tu sei una fine e quotata acquarellista e giochi sempre con i colori, che racconti di tintori rivali che si sfidano per amore e professione?

AADRIANA – L’occasione di narrare cosa succedesse all’epoca – parliamo della seconda metà del Trecento – nelle seducenti “officine del colore” di Bruges era troppo ghiotta per poterla trascurare. Le feroci contrapposizioni tra le Corporazioni rivali, i tintori del blu e quelli del rosso, fanno parte della storia della cittadina fiamminga in cui è ambientato il romanzo, e svelano molte curiosità e retroscena legati alla simbologia dei colori, frutto di retaggi, usi e credenze tradizionali, e sorprendentemente condizionata da valenze religiose, economiche e sociali che, seppure con sfumature diverse, appartengono a tutte le culture occidentali.

ELISIR – Cos’è la “Riva Verde” oltre ad essere uno dei numerosi canali della città di Bruges ?

ADRIANA – Spero una godibile e avventurosa passeggiata nel passato, con la sorpresa di scoprire quanto sia cambiato il mondo da allora, ma ancora di più in quante cose, al di là degli interventi di “cosmetica”, sia ancora oggi uguale a ieri. Credo, inoltre, che il romanzo possa suggerire molti spunti di riflessione in vari campi: la condizione femminile, il rapporto delle classi lavoratrici con il potere, le lotte intestine in una società in continuo movimento. Il tutto, dando anche una chiave di lettura non scontata su taluni argomenti, oltre a nozioni divertenti che vanno a sfatare qualche luogo comune, qualche errato convincimento. Non tutti sanno, per esempio, che molto spesso non era per devozione se sciami di donne partivano per il pellegrinaggio. Con la scusa dell’omaggio al Santo di turno, avevano l’occasione di viaggiare, fare esperienze, divertirsi, prendendosi una lunga pausa dalla noia quotidiana e dalle incombenze domestiche. Soprattutto però, potevano sottrarsi per qualche settimana all’asfissiante controllo di parroci, padri, fratelli, mariti…

ELISIR – Attualissimo per i corsi e ricorsi storici a distanza di circa 700 anni, la rivolta degli artigiani contro l’aumento delle tasse, l’arroganza dei potenti, la rassegnazione delle classi sociali più basse, “La Riva Verde” è anche un romanzo politico e si presta a numerose chiavi di lettura: il femminismo e la femminilità, la politica appunto, la forza, la complicità e la sorellanza delle donne anche nei secoli passati, e questo riguarda anche tutti gli altri tuoi romanzi, dove le eroine e le antieroine sono sempre donne in gamba. Possiamo affermare che Adriana Assini è una femminista?

ADRIANA – Perché no? Sebbene io sia piuttosto refrattaria alle etichette, classificazioni e caselle, perché mi vanno sempre tutte strette, mi rendo conto che a volte le semplificazioni rendono la conversazione più snella, il ragionamento più immediato. Vero è che sto spudoratamente dalla mia parte, e che nel difendere me stessa, le mie aspettative, il mio stare nel mondo, devo per forza difendere i diritti di tutte le altre donne…

ELISIR – Adriana, sei più artista del pennello o più letterata? I linguaggi sono differenti e tu li usi mirabilmente entrambi, ma cambia anche il processo creativo oppure segue lo stesso iter?

ADRIANA – Raccontare, raccontare, raccontare. Il mezzo è diverso, ma il risultato è lo stesso. Del mio processo creativo, so soltanto che a un certo punto mi viene l’idea per un quadro o per un romanzo. Cosa mi abbia ispirata in quel momento appartiene ai piccoli misteri della mente, ai giochi della fantasia. So però che nessuna idea viene dal nulla. Ognuno di noi ha una storia, un bagaglio culturale, un carico di immagini immagazzinate nel corso del tempo a cui fare riferimento, consapevolmente o meno…

ELISIR –  Quando hai realizzato il tuo primo acquerello e quando hai pubblicato il primo libro?

ADRIANA – Tantissimi anni fa, in entrambi i casi.

ELISIR – “Lo scettro di seta”, “Il bacio del diavolo”, “Nella foresta di Soignes”, “Gilles che amava Jeanne”, “Vico de’ Figurinai”, “Un sorso di arsenico”, “Il mercante di zucchero”, “Le rose di Cordova”, “La Riva Verde”….perché solo romanzi storici?

ADRIANA – Amo la Storia e mi piace rivisitarla, con la pretesa di rileggerne con altri occhi e con un diverso spirito taluni avvenimenti di mio interesse, ponendo un’attenzione nuova su chi, di quelle vicende, si rese protagonista. Un esempio? Nel 1517, il capopopolo palermitano Gianluca Squarcialupo, sulle cui vicende è incentrato Il mercante di zucchero, si mise a capo di un’ incredibile rivolta contro il malgoverno spagnolo. Pagò a caro prezzo la sua alzata di testa, ma nei libri di Storia non si fa alcun accenno a lui, né allo scandaloso intrigo di cui rimase vittima.

ELISIR – Che tipo di lavoro c’è dietro un romanzo storico?

ADRIANA – Lo studio delle fonti, la verifica incrociata dei dati, la cura nell’evitare anacronismi. Un gran bel lavoro.

ELISIR – Spesso i tuoi libri vengono tradotti in altre lingue, ma se vai a rileggerli, ritrovi gli stessi significati che volevi dargli tu o ti sembrano altre storie?

ADRIANA – In spagnolo, li ritrovo ampiamente (con tutti i limiti – inevitabili – che comportano le traduzioni, visto che spesso la costruzione delle frasi, ma perfino la lunghezza e il suono delle singole parole può variare di molto da una lingua all’altra). La mia imperfetta conoscenza dell’inglese, invece, non mi permette di approfondire molto, se non quel tanto che basta per capire che…è proprio un altro idioma!

ELISIR –  Il pubblico straniero, sia i tuoi lettori sia gli acquirenti dei tuoi meravigliosi dipinti, è diverso da quello che hai in Italia?

ADRIANA – Credo che all’estero, in generale, ci sia una maggiore sensibilità verso tutte le forme artistiche: si frequentano di più i luoghi della cultura e si ha una più grande familiarità con la lettura. Parlo dei Paesi europei che conosco meglio: Belgio, Spagna, Francia, Inghilterra. D’altronde, non è una novità, l’Istat ce lo ricorda ogni anno che in Italia un’impressionante percentuale di cittadini dichiara di non aver mai preso un libro in mano o di non aver mai visitato una mostra.Va da sé che, uscendo dai confini nazionali, chi ha qualcosa di buono da dire o di bello da esibire ha pure qualche chance in più di riuscire a farsi notare.

ELISIR –  Quanto c’è di autobiografico nei tuoi romanzi? C’è un personaggio che ti rispecchia più degli altri?

ADRIANA – No, nessuna tentazione autobiografica. Amo tutti i miei personaggi (altrimenti non li avrei scelti) e… non li metto in concorrenza tra di loro. Di ognuno c’è un aspetto, una caratteristica caratteriale che prediligo. La determinazione di una, l’amor proprio di un altro, il sentimento di ribellione di un’altra ancora. Se mi piacciono è perché hanno tutti qualcosa di me, ma nessuno mi assomiglia.

ELISIR – I tuoi autori preferiti?

ADRIANA – Yourcenar, Borges, Pasolini, Chrétien de Troyes, Simenon, De Beauvoir…

ELISIR – Il libro che hai ora sul comodino?

ADRIANA – Le bonheur dans le crime, Barbey d’Aurevilly.

ELISIR – Un libro, ma solo uno, che salveresti dalla distruzione del pianeta.

ADRIANA – Memorie di Adriano, Yourcenar.

ELISIR – E il libro che vorresti avere scritto?

ADRIANA –  Memorie di Adriano

ELISIR – Quando ti accingi a scrivere un romanzo, hai già in mente la trama, il dipanarsi della storia, oppure la caratterizzazione dei personaggi avviene strada facendo?

ADRIANA – L’impianto generale è solido sin dall’inizio, e pure i personaggi sono già ben delineati ancora prima di “entrare in scena”. Via via che procedo con la scrittura, affino il tutto, apporto qualche cambiamento, aggiungo particolari…

ELISIR – Consigli tecnici e pratici a scrittori esordienti?

ADRIANA – Più si legge, più si padroneggia la lingua, più s’impara a scrivere. Il talento, però, non si insegna e non si impara: un dato di fatto con cui siamo chiamati a fare i conti.

ELISIR – Cos’è che fa di una persona che scrive uno “Scrittore”? Come avviene la consacrazione da…scrivano a…Scrittore?

ADRIANA – Il talento a cui accennavo poc’anzi. Un ingrediente insostituibile, della cui pianta non si vende il seme. La consacrazione è però un’altra cosa. Dipende dall’attenzione che ricevono le nostre opere, e può arrivare dai lettori, dai favori della critica letteraria o da entrambi le parti. Una piccola provocazione? Non è sempre detto che un titolo in testa alle classifiche dei libri più venduti voglia dire che si è scrittori e non scrivani.

ELISIR – Puoi dirci a cosa stai lavorando ora?

ADRIANA – Aspetto l’uscita, ormai prossima, di un mio nuovo romanzo (sorpresa!), ma nel frattempo ne sto sistemando un altro, e per non trascurare i pennelli, preparo, con calma, una mostra autunnale oltre frontiera.

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Recensioni

TUTTI I COLORI DELLA RIVA VERDE

TUTTI I COLORI DELLA RIVA VERDE

riva_verde-364x489In piena guerra dei cent’anni le dame della Compagnia della Conocchia si riuniscono di notte in gran segreto


Adriana Assini – Scrittura & Scritture – 2014 – 184 pagine – € 12,50


Ambientato nella Bruges del 1379, sullo sfondo dello scisma d’Oriente e durante la Guerra dei Cent’anni – quell’estenuante e infinito conflitto che vide Inghilterra e Francia contendersi il predominio nella terra delle Fiandre – tra le sanguinose diatribe scoppiate tra i tintori del rosso e i tintori del blu, “La Riva Verde” racconta del come e del perché le dame della Compagnia della Conocchia si riuniscono ogni notte in gran segreto, nelle notti più buie dell’anno.

Sono otto, diverse tra loro per età, mansioni, scala sociale, indole e inclinazioni, ma sono tutte accomunate però dalla voglia di sottrarsi alla tirannia maschile con sfrontatezza, arguzia e agilità da gatte, osando e sfidando la legge e la sorte.

In questo godibilissimo romanzo, sempre a sfondo storico, come ormai ci ha abituato la scrittrice nonché magnifica acquarellista, Adriana Assini, ci sono i germogli di un femminismo che sboccerà diversi secoli più avanti, ed è sicuramente ben delineata l’esigenza di non accettare a testa bassa il destino.

In barba ad una società che riconosceva le donne solo per il ruolo di moglie, madre, sguattera e, casomai, prostituta, le eroine protagoniste del libro di Adriana (che tra loro si definiscono Evangeliste) con le loro fughe notturne, danno vita ad incontri segretissimi, vietato anche solo confidarne l’esistenza a un rappresentante dell’altro sesso, in cui si scambiano consigli, ricette per intrugli e pozioni medicamentose, nonché rimedi contro qualsiasi male. Anche quello dell’anima.

Un po’ fattucchiere, un po’ casalinghe erboriste e proto femministe molto sagge, le otto signore meditano di organizzare una fuga verso una Terra Promessa, in cui potranno finalmente essere libere dagli obblighi di una società fortemente maschilista.

Ancora una conferma, se vogliamo, che la solidarietà femminile e la sorellanza sono un potente salvavita contro i soprusi maschili e l’arroganza degli uomini di tutti i tempi.

E così la vedova Emmeline de Dos, Marguerite Morele, detta Margot, la giovane Rose Van Triele, figlia di un tintore del blu, che ama follemente Robin Campen, figlio di un tintore del rosso, colore della passione (ma della corporazione rivale di quella a cui appartiene il padre di Rose) e che viene costretta a sposare un operario di suo padre, Alix de Meure, la filatrice di Saint-Gilles, Ysengrine dei Tigli, Sebine Vermunt dai capelli rossi come il rame, Anne Van Gest, accusata di malefici e fatture e Greta du Glay, venditrice di saponi, zolfo e spezie rare, sempre in contatto con l’aldilà, dispensatrice di profezie perché capace di vedere nel futuro, si riuniscono nelle notti più buie dell’anno – e già questo basterebbe ad accusarle di stregoneria – quelle che vanno da Santo Stefano (26 dicembre) alla Candelora (2 Febbraio).

In realtà in questi incontri curano il corpo e l’anima, perché ognuna sa che può contare sull’altra e così, sentendosi al sicuro, possono lamentarsi degli uomini, siano essi padri, consorti, preti o governanti, la pulzella e la dama si raccontano e si confidano, esattamente come fanno le donne, amiche e sorelle, in ogni tempo e in qualsiasi parte del mondo.

La Riva Verde è il luogo dove si incontrano di nascosto Rose e Robin, ma su quelle sponde, nei giorni e nei periodi prestabiliti dalla legge, i tintori del rosso e del blù possono andare a risciacquare le loro stoffe. E guai a sbagliare periodo! E’ inoltre un romanzo colorato (poteva essere diversamente se l’autrice è un’apprezzata acquarellista?) dove i colori diventano simboli e metafore che definiscono, assolvono o condannano, raccontato alla maniera dei cantastorie, ricercato nel linguaggio, ma mai noioso o pesante.

E le dame della Compagnia della Conocchia inseguono il grande sogno di libertà di sfuggire a padri e mariti opprimenti e, con la scusa di andare in pellegrinaggio, partono tutte insieme verso un’utopistica terra di libertà.

Consigliato alle femministe, agli amanti del colore, agli appassionati di romanzi storici e a tutti coloro, maschi e femmine, che sognano e cercano la libertà.

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