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Nicola Viceconti e Patrizia Gradito raccontano la magia della loro novella “L’altra forma dell’assenza”

Incontro con Nicola Viceconti e Patrizia Gradito che raccontano il vero cuore del Messico, dopo il viaggio a Misantla, nello stato di Veracruz, dove i colori, le atmosfere e soprattutto la gente, hanno ispirato “L’altra forma dell’assenza”, novella magica raccontata da un anziano venditore di cachichin, tipici frutti della zona.

Nico   Patgrizia Gradito

È dall’altra parte dell’oceano, nel Messico più autentico, nella rigogliosa vegetazione nello stato di Veracruz e precisamente nell’antica cittadina di Misantla, che la novella “L’altra forma dell’assenza” di Nicola Viceconti e Patrizia Gradito nasce e si sviluppa tra tinte aranciate, leggende, salse piccanti e folate di vento caldo intorno a un anziano venditore di cachichin, frutti particolari che crescono solo in quella parte della sierra.

Questo delizioso libro di sole 95 pagine esce contemporaneamente in Italia, nel catalogo di Rapsodia Edizioni, e in Messico, con la casa editrice Creable (trad. di Losh Zacarias Moreno e Dario Anelli), corredato di alcune foto scattate dagli autori nel corso del viaggio e con la prefazione del poeta misanteco Vicente Mota. “L’altra forma dell’assenza” ha ottenuto i patrocini dell’Ambasciata del Messico in Italia, dell’Associazione “Caminando unidos por Misantla” e del Municipio Fuerte y en grande dell’antica città veracruzana.

Ma chiediamo agli autori i dettagli su come e perché nasce questo libro.

ELISIR – “L’altra forma dell’assenza” s’incastra perfettamente nel progetto letterario Novelas por la identidad, una narrativa che sperimenta generi eterogenei (racconto breve, romanzo, poesia, novella) e che pone al centro l’identità declinata sul piano sociale e individuale. Ma come è nata la spinta a scrivere insieme?

NICOLA – “Novelas por la identidad” è un progetto letterario ideato nel 2009 a cui Patrizia Gradito collabora da un anno. Si riferisce a una produzione che si prefigge di fotografare determinati fenomeni storico-sociali da un’angolatura sociologica unita all’analisi documentale, alla caratterizzazione psicologica e alla narrazione romanzesca, per offrire un messaggio di verità e umanità. La scrittura congiunta, realizzata in “L’altra forma dell’assenza”, si propone di scavare nel tessuto sociale e privato di un popolo, illustrando uno spaccato di un contesto geografico ben preciso per dilatare lo sguardo su tematiche esistenziali. Non si tratta di una novella ideologica né politica in questo caso e nemmeno di un racconto storico. L’opera ha una valenza informativa, ma predomina l’aspetto emozionale connesso alla volontà di dare voce a quella che i teorici de Les Annales (Duby, Le Gotff, Ariès) chiamano “la storia dal basso”, ovvero una storia intima, in cui gli eventi, le date, i personaggi, le battaglie lasciano il posto alle abitudini, alle mentalità, ai sogni, ai desideri, alla geometria delle passioni. In questo senso, è centrale la figura di Pascual, l’anziano venditore di cachichin, che nel racconto assurge a veicolo di una particolare saggezza popolare, incarnando usanze e modi ancestrali di concepire l’esistenza, le dinamiche relazionali e il rapporto con la natura.

Io e Patrizia  ci conosciamo fin dall’infanzia perché abitavamo l’uno di fronte all’altra, ma poi la vita ci ha fatto perdere di vista per almeno quarant’anni. Quando del tutto casualmente ci siamo incontrati di nuovo, abbiamo scoperto di essere entrambi appassionati di scrittura e letteratura e poi abbiamo sentito l’esigenza di sperimentare una coproduzione, per dare spazio alla fusione delle nostre sensibilità, accordando le nostre diverse prospettive e i nostri differenti background formativi, per illustrare una rappresentazione quanto più possibile policroma. La novella, incentrata sulla cultura messicana, è di fatto un tributo a questo popolo così ricco di storia, arte e tradizione.

PATRIZIA – L’ispirazione a scrivere il racconto è nata in occasione della partecipazione al “Festival internazionale di poesia di Misantla”, la città magica nello stato di Veracruz, dove Nicola è stato invitato a presentare l’ultimo suo romanzo “Vieni via” e alcune delle poesie raccolte in “Torneranno i cavalli al galoppo” (Ensemble Edizioni). “Vieni via” è la narrazione della vicenda di un ottuagenario, disilluso dalla ideologia comunista, che decide di cercare una donna amata in gioventù, recandosi prima in Russia e poi in Messico. La seconda metà di quest’opera è ambientata in questo paese, con descrizioni puntuali di Coyacan, il quartiere della capitale che ha ospitato personaggi della statura di Frida Khalo, Trotsky e Diego Rivera e San Miguel de Allende.

NICOLA – Il connubio tra noi è nato in occasione della presentazione del citato romanzo presso l’Ambasciata del Messico nel dicembre dello scorso anno, da cui si è sviluppato uno scambio intellettuale e creativo molto stimolante, frutto di passioni sviluppate anche in ambiti culturali diversi tra loro. Abbiamo prodotto così un racconto, destinatario di un premio al concorso letterario internazionale “Il Convivio 2018”, “Stella Stellina… la notte si avvicina”, inedito e che farà parte di una nostra prossima raccolta. Ispirato ad una storia vera, è dedicato ai controversi casi giudiziari degli italiani all’estero, (allo stato attuale circa 3.000), al dramma della carcerazione preventiva in territorio straniero e alla violazione dei diritti umani previsti dalle convenzioni.

La stesura di “L’altra forma della assenza” celebra l’identità dei misantecos e si misura con nuove interpretazioni esistenziali. Ogni assenza, ogni dolore può essere tenuto e trasformato e assumere forme inaspettate a seconda di come scegliamo di muoversi. La semplicità e l’armonia respirate in quel territorio, sia in ambiti informali e familiari, sia in circostanze che coinvolgevano l’intera collettività, certamente più istituzionali, avvolgono il popolo di Misantla di un’aura di solennità rituale e di cura, qualità preziose, che sembrano essere retaggio delle popolazioni ancestrali.

ELISIR – “L’altra forma dell’assenza” è troppo lungo per essere un racconto e troppo breve per essere un romanzo. Le “novelle” sembrano essersi estinte nell’altro secolo e riportano a una maniera un po’ antica di raccontare. Come mai avete deciso di scrivere una novella ?

NICOLA – Abbiamo scelto il genere della novella perché pensiamo che rappresenti un genere narrativo forse non molto diffuso attualmente in Italia, ma che offre però una notevole versatilità nello strutturare un’architettura più complessa del racconto breve e più sintetica del romanzo e anche perché lo abbiamo ritenuto più funzionale per sperimentare un avvicinamento al realismo magico respirato in Messico. “L’altra forma dell’assenza” nasce soprattutto dal desiderio di voler fissare per sempre e trasmettere le percezioni indelebili che abbiamo sperimentato e per dare voce alle emozioni che un luogo magico come Misantla ci ha regalato attraverso la combinazione di storia, leggende e contatto con natura. In questo periodo ci siamo confrontati su letture di Marquez, Rulfo, Cortazar e Kafka che hanno lasciato una forte impronta sulla nostra scrittura. La narrazione si articola su tre storie allacciate in una in una geometria attenta, con salti indietro e in avanti che accompagnano il lettore in un mondo favolistico, in cui aleggia la tensione tra passato e futuro e, al contempo, l’analisi di un preciso paradigma, quello dell’accettazione delle vicende umane. Senza negare la morte, il dolore e l’oscurità, la breve opera offre una visione della vita di tolleranza e di speranza e pone l’accento sull’importanza delle relazioni umane e sulla capacità di integrazione.

ELISIR –  Patrizia Gradito ci spiega perché ha scelto di collaborare con Viceconti?

PATRIZIA – Ho incontrato Nicola Viceconti per tradurre i suoi testi e per stilare note critiche delle sue opere letterarie. Poi, leggendo le sue opere avvincenti, ne sono rimasta profondamente colpita e, ad una ad una, dai racconti a “Nora Lopez”, da “Cumparsita” a “Due volte ombra”, Viceconti è riuscito a trasmettermi il rispetto, la passione e la curiosità per il mondo ispano-americano. “Èmet”, ad esempio, mi ha permesso di vedere certi aspetti della storia tedesca e del Nazismo che conoscevo appena. Ha stimolato in me la voglia di approfondire certi eventi storici, di riprenderne altri e di riparlarne. Ho trovato la sua produzione emozionante, ricca di spunti interessanti e di una certa levatura, con molti richiami all’espressionismo tedesco, che  in effetti ha agganci con il realismo magico, corrente letteraria che ho approfondito proprio grazie a Nicola Viceconti. Una passione autentica la sua che trascina, contagia e che ora condividiamo.

Del resto il nostro viaggio in Messico ha rappresentato una rivelazione per entrambi, sia dal punto di vista naturalistico, sia da quello archeologico e letterario. Disertando le rotte turistiche consuete, si è trattato di un’ esplorazione nel cuore del mistero della cultura messicana, dove lo sguardo poetico di Nicola ci ha accompagnato a cogliere le sfumature più intense di questa terra, regalandoci incontri, colori, sfumature, emozioni e l’autenticità di un popolo saldo nelle tradizioni, nei valori dell’amicizia e della tutela della collettività, soprattutto a  Misantla, cittadina dello stato di Veracruz, in cui il rapporto con le persone è stato molto stretto. Giorni memorabili vissuti con il cuore aperto all’esplorazione di usi, costumi e di una cultura ricca di storia, miti, natura, leggende e reminiscenze ataviche,  che si è tradotta poi in un magico scambio di prospettive, commozione e riflessioni esistenziali. Questa esperienza ci ha regalato l’ispirazione per una narrazione che osserva percorsi di vita e scelte senza moralismi e con una scintilla di meraviglia, per cui la magia più preziosa è quella dell’ascolto e dell’incontro. Collaborare con Nicola è entusiasmante, il nostro è uno scambio complesso e di costante nutrimento, una complementarità che ha dato luogo a un vero connubio di cui sono grata.

Mi ha molto colpito il rispetto e l’importanza che i poeti e la poesia rivestono per i messicani in generale e dei misantechi in particolare, quale strumento per loro di espressione e condivisione popolare per eccellenza. In occasione di una visita ad una scuola primaria, Nicola Viceconti ha avuto l’iniziativa di lanciare un laboratorio di poesia a piccoli gruppi, subito accolta favorevolmente. Quella è stata un’esperienza davvero significativa, gioiosa e molto emozionante. In quell’occasione, a contatto con i bambini, ho constatato la generosità di Nicola Viceconti e la sua capacità di giocare con le parole, di far esprimere ai bambini lo sguardo poetico sulla vita, come qualcosa di familiare, tangibile, naturale. Ho assistito al processo creativo in cui i bambini hanno composto insieme a lui una poesia dal titolo “El perro y el pinguino”, delicata e divertente, che narra di un pinguino che nella piazza di Misantla incontra un cagnolino legato alla catena il quale, una volta liberato, sotto il caldo torrido, gli offre un gelato. La tenerezza e la delicatezza che lo contraddistinguono si accostano molto al personaggio che illustrava le sue poesie, Simplicito, l’acquerello del pittore argentino Roly Arias, che sottolinea alcuni versi di Viceconti.

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